Sweet chair operation, la mostra di Arianna Carossa per Kartell curata da Anna Casotti, in scena presso lo showroom newyorkese di Kartell fino al 20 luglio - Credits: Foto: Kevin Fisher
Sweet chair operation, la mostra di Arianna Carossa per Kartell curata da Anna Casotti, in scena presso lo showroom newyorkese di Kartell fino al 20 luglio - Credits: Foto: Kevin Fisher
Sweet chair operation, la mostra di Arianna Carossa per Kartell curata da Anna Casotti, in scena presso lo showroom newyorkese di Kartell fino al 20 luglio - Credits: Foto: Kevin Fisher
Arianna Carossa insieme a una delle sue opere - Credits: Foto: Kevin Fisher
Sweet chair operation, la mostra di Arianna Carossa per Kartell curata da Anna Casotti, in scena presso lo showroom newyorkese di Kartell fino al 20 luglio - Credits: Foto: Kevin Fisher
Sweet chair operation, la mostra di Arianna Carossa per Kartell curata da Anna Casotti, in scena presso lo showroom newyorkese di Kartell fino al 20 luglio - Credits: Foto: Kevin Fisher
Storytelling

Lettere d’artista: Arianna Carossa

L’ inaugurazione di Sweet chair operation, la mostra con cui ho presentato le mie interpretazioni della sedia Venice di Philippe Starck, in scena presso lo showroom newyorkese di Kartell fino al 20 luglio, è stata la più divertente di tutta la mia vita.

La sensazione di leggerezza che ho provato non nasceva soltanto dall'aver finalmente esposto i lavori realizzati per Kartell, ma soprattutto dall’assenza di aspettative. Abituata alle inaugurazioni in gallerie e musei - dove qualcosa ci si aspetta sempre - all'interno del bellissimo showroom newyorkese di Soho non sapevo proprio cosa chiedere al destino. Così, semplicemente, sono stata zitta.

I lavori esposti sulla pedana luminosa di policarbonato avevano un’aria nuova. Sembravano trovarsi in discoteca. E proprio come John Travolta nella Febbre del Sabato Sera, sembrava che si presentassero al pubblico ballando. Mi è piaciuto molto.

L’idea di lavorare con aziende mi è venuta spontaneamente. Ho iniziato con Eataly, due anni fa, poi Puntottico, ora Kartell. Ho sempre trovato molto interessante e stimolante lavorare in situazioni anomale creando lavori ad hoc per luoghi insoliti. Per fare qualche esempio, ho esposto nel bagno della mia galleria nel Lower East Side e dentro una cava d’oro azteca in Messico. Sento un naturale interesse per la diversità, cioè per quell'intercapedine che si chiama mancanza tra te e l’altro. Quella mancanza mi piace chiamarla relazione.

Riflettevo da tempo sullo status dell’artista all’interno di un sistema dell’arte fine a stesso, da cui paradossalmente ne è escluso. Houellebecq dice che in questi casi esiste solo l'opera. Trovo che abbia ragione. Cosa può fare l’artista in un sistema che non lo valorizza come dovrebbe? In un sistema dove gallerie, aste e grosse collezioni determinano il valore escludendo spesso quello intrinseco dell’oggetto? Un sistema che, a mio parere, dovrebbe affondare le proprie radici nella critica, e che non facendolo più rischia di mancare completamente di stabilità e di fluttuare nell’aria.

Così ho pensato all'azienda Ferrero, al fatto che non sia mai entrata in borsa riuscendo comunque a crescere vertiginosamente e a far conoscere i propri prodotti. La sua espansione è avvenuta geometricamente su tre assi: larghezza, altezza e profondità. Ho capito, felicemente, che senza la mia umanità non sarei andata da nessuna parte, che l’unico brand che veramente desidero sviluppare è il mio, e che, infine, sono interessata al sistema dell’arte nella misura in cui posso decidere di non farne parte.

Per anni ho tenuto lo sguardo fisso su tre centimetri di esistenza. Poi ho spostato la testa e mi sono accorta che intorno c’era un mondo in cui potevo correre nella direzione che sentivo più congeniale. E la mia direzione è quella della ricerca e dell’esplorazione, non solo per ciò che concerne la mia pratica artistica, ma anche nello studio del mercato e della sua struttura.

Kartell mi ha dato l’opportunità di valorizzare il mio lavoro senza vincoli. La libertà tra le persone, quando c'è, diventa un fatto talmente naturale da non essere quasi avvertito.

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Arianna Carossa è un'artista italiana con base a New York. Dopo aver studiato all'Accademia Ligustica di Belle Arti a Genova, ha dato il via alla sua carriera artistica nel 1999, esponendo successivamente presso diversi musei, gallerie e manifestazioni internazionali come la ARC Gallery di Chicago, il Museo Hermitage di San Pietroburgo, Documenta 11 Kunstbalkon a Kassel, il MACRO di Roma, la Fondazione Antinori di Firenze e il Museo Della Mina a Città del Messico. Le sue opere uniscono il video, la performance, la pittura e la scultura. Nel 2014 ha pubblicato il libro The Aesthetic of My Disappearance, presentato al MoMA PS1 di New York.