Attorno al tavolo di Poul Kjærholm per Fritz Hansen, le sedie 209 di thonet; la lampada w151 è di Wästberg e i quadri sono dell’artista Rupprecht Geiger. - Credits: Foto: Claudia Zalla
La carta da parati e le tende del soggiorno sono di tapet cafe; il tappeto è di Nobilis, la poltrona velluto verde e il divano salvia sono di George Smith. - Credits: Foto: Claudia Zalla
Il quadro è dell’artista ib Geertsen, il tappeto è di Roger Oates design, la scala e il corrimano sono colorate, rispettivamente, blue Ground e Pavilion blue, di Farrow and Ball. - Credits: Foto: Claudia Zalla
Il tavolo Arch Dining Table nello studio di nadia schnack è di GebrÜder Thonet, mentre la libreria blu è di Montana. - Credits: Foto: Claudia Zalla
Storytelling

Life in Colours: a casa di Nadia Olive Schnack

Quando si arriva nel quartiere di Frederiksberg a Copenhagen si ha la sensazione di trovarsi in una piccola città di provincia, dove tutto è a misura d’uomo e la gente si conosce da una vita. Tra piccole botteghe, luccicanti canali che tagliano incuranti le strade di cemento e maestosi alberi che disegnano il perimetro dell’antico parco Frederiksberg Have, c’é la casa più colorata della città.

È l’abitazione di Nadia Olive Schnack che, in apparenza, rispetta tutti i canoni architettonici e estetici nordeuropei: un lotto rettangolare su più piani, la facciata disegnata da grandi finestre, il tetto spiovente e la porta in legno per l’ingresso. A vederla dall’esterno ci si aspetta un interno altrettanto rigoroso, con pavimenti di legno naturale, arredi in tonalità neutre e pareti grigie. Invece, una volta varcata la soglia della casa di questa interior stylist si rimane colpiti da quanto la classica facciata nordica riesca a mascherare un mondo di colori sapientemente combinati tra loro. I decori, pensati dalla padrona di casa, sono infatti il risultato di un continuo incontro-scontro tra tonalità diverse: «Il colore è lo strumento principale che utilizzo in ogni progetto. È un espediente per modellare una stanza, darle carattere, nascondere parti che non funzionano e valorizzarne altre, o a volte creare sorprendenti effetti prospettici», racconta Nadia, dal caschetto biondo cenere: «Il colore non è solo un elemento decorativo, ma la fonte principale per creare un’atmosfera perfetta all’interno degli ambienti».

Per lei, la casa che abita con il marito Adam e i figli David e Maggie è il manifesto della sua pratica progettuale: non c’è un colore che predomini su un altro, tutte le tonalità sono in perfetto equilibrio tra loro. Le pareti giallo ocra del soggiorno sono lo sfondo ideale per le poltrone verde muschio e il divano rosso corallo, mentre il tappeto a righe bianche e nere è il palcoscenico per il divano verde salvia; la scala del colore del cielo si lascia accompagnare ai piani superiori dal corrimano blu e da un tappeto rosso pompeiano messo a protezione dei leziosi gradini.

Accostamenti audaci si rincorrono, si scontrano e si uniscono per dare vita a geometrie inattese capaci di scompigliare il disegno monotono delle fughe delle doghe in legno – come accade per la stanza adibita a studio, dove Nadia raccoglie compone nuove palette. Qui, le grandi vetrate a soffitto illuminano il pavimento dipinto da campiture irregolari che si sovrappongono tra loro e, durante le giornate di primavera, creano un riverbero cangiante sulle pareti bianche della stanza. «Di uno spazio studio la forma, ne colgo i dettagli e mi lascio guidare sulle possibili scelte da prendere. Poi passo a analizzare tessuti, carte da parati e stampe, e tiro fuori la combinazione di colori perfetta. Per questa casa mi sono imbattuta nella giusta palette setacciando scampoli di tessuto: ho estrapolato le possibili combinazioni, le ho immaginate nello spazio e ho iniziato a modellare ogni ambiente, stravolgendo non poco».

La casa risale al 1911, quando Harald Moltke, celebre artista danese, la costruì facendo ruotare tutto intorno al suo atelier, dove trascorreva la maggior parte del tempo. Le altre stanze erano solo spazi di servizio a cui non dare importanza. «Non c’erano luoghi per i bambini e la cucina era nel seminterrato. Abbiamo dovuto rivedere la divisione interna e ricavare lo spazio necessario per tutti i componenti della famiglia», prosegue Nadia. «Desideravo che il living fosse accogliente: l’ho immaginato pieno di mobili imbottiti, dove poter leggere, vedere un film e giocare. La cucina, invece, esattamente il contrario: luminosa e più essenziale, ma comunque accogliente. E così è stato. Ma la stanza che amo più di tutte è l’orangerie, completata da poco. Qui si gode di una luce e di un senso di calma che la rendono un posto speciale. Ecco, per me ogni casa deve avere un posto così».