Luisa delle Piane all’interno della sua galleria milanese. Alle sue spalle, due litografie firmate Ettore Sottsass - Credits: Simon
Storytelling

Luisa delle Piane, gallerista e interprete dei cambiamenti

Nel corso del tempo e nei continui viaggi che hanno caratterizzato la mia vita finora, ho incontrato molte persone, scoprendo in loro aspetti dell’essere ai quali ispirarmi, imparando a guardare il mondo da prospettive diverse, arricchendo le modalità relazionali con il quotidiano tangibile e con quello fantastico od onirico.

In particolare, tra quelle creature sostenute da un’appassionata curiosità verso il mondo degli oggetti e delle poetiche che li generano, che ne forgiano la loro valenza sensoriale - immaginifica - ludica - estetica - filosofica, ho conosciuto dei narratori speciali, le cui passioni hanno dato e danno forma a visioni e realtà parallele senza le quali le nostre città sarebbero case senza finestre. Luisa delle Piane è una di queste creature speciali capaci di trasformare l’intuizione in spazio da vivere, la passione in una architettura abitata.

Elegante come pochi, dallo sguardo acuto e attento, Luisa è un’interprete dei cambiamenti del mondo e del pensiero che lo accompagna, sempre accesa da una curiosità viva e, allo stesso tempo, mai bulimica. Nel tempo ho imparato a riconoscere le sue modalità, andandola a trovare in galleria, alla scoperta dell’ultimo allestimento o reinvenzione delle “stanze” di Via Giusti. Ho anche imparato a riconoscere i suoi gesti, quell’incedere quasi danzante tra una sala e l’altra, accarezzando le cose, evidenziandole e raccontandole con passione, mai con distacco, sempre con il desiderio di condividerle.

Tra un viaggio e l’altro, una visita e l’altra, in quelle “stanze” ho visto passare tante visioni, istantanee di interni e di oggetti di designer sperimentali e di artisti, ma anche di oggetti anonimi trovati in cantine, mercati e solai d’Europa. Soprattutto, ho visto transitare e prendere forma diversi modi di intendere l’abitare, segni molteplici di quella complessa e vasta architettura che è l’esistenza dell’uomo. Poi il destino ha voluto che conoscessi Luisa da un’altra prospettiva ancora, quando abbiamo cominciato a collaborare progettando mostre assieme.

Un angolo della Galleria Luisa delle Piane con la poltrona Ear Chair di Jurgen Bey e i pouf Petstools di Hanna Ernsting - Credits: Simon

Il tempo e l’interazione creativa mi hanno fatto comprendere la sua sensibilità in modo più completo e i racconti di tanti anni di lavoro, prima come mercante di oggetti del ‘900 e poi come gallerista del contemporaneo, sono state continue occasioni per rendermi conto che il suo modo di essere gallerista è interamente radicato nel bisogno di condividere ciò che lei ama, che sia un abito o una visione della vita. Le cose esposte in galleria, gli abiti che indossa sono la narrazione di storie, di emozioni e immagini per dialogare con gli altri; un gioco nell’accezione più seria della parola al quale Luisa invita a partecipare sempre con generosa disponibilità.

Ed è in quel gioco che, a ogni gettata di dadi sfilano, si mescolano e si ricompongono i segni di Sottsass e di Mari, di Albini, di Ponti e di Branzi, magari attorno a una seduta di Matali Crasset o di Seymour, riflessi in antichi specchi veneziani mentre su un tavolo ottocentesco o una consolle di cemento si susseguono, nel passare dei giorni, vasi e bottiglie, vassoi e candelabri, ospiti e ospitati e ci invitano a entrare nel mondo “raggiato” e non puntiforme che Luisa, indossando l’ultimo Kawakubo, remixa ancora una volta come il nostro DJ preferito. Facci danzare sempre Luisa!

«[...] Usando miticamente l’immagine della struttura biofisica della retina, la mente umana mi appare come un tessuto di “mito-ricettori” che si trasmettono l’un l’altro le loro inibizioni ed eccitazioni, a somiglianza dei fotorecettori che condizionano la nostra vista e fanno sì che guardando le stelle le vediamo raggiate mentre “in realtà” dovrebbero apparirci puntiformi...» Italo Calvino, Collezione di sabbia (1984)