L’architetto portoghese Pedro Gadanho, direttore del museo MAAT di Lisbona - Credits: Ph. Pedro Guimaraes
Storytelling

Intervista a Pedro Gadanho, direttore del nuovo MAAT di Lisbona

L’appuntamento è nel centro di Lisbona, poco lontano dall’Alfama, il quartiere più antico della città. Entriamo in un palazzo dei primi del ’900. Le pareti e il pavimento dell’androne sono rivestiti da azulejos con motivo geometrico. Saliamo le scale in legno e ci accoglie Pedro Gadanho, da un anno direttore del nuovo Maat – Museu de Arte, Arquitetura e Tecnologia, della Fundação Edp – Energias de Portugal.

L’appartamento, dove vive con la moglie e due bambini, l’ha progettato lui stesso, lavorando con elementi funzionali scultorei e policromi, per creare un’atmosfera giocosa, in contrasto con le preesistenze. Pedro si forma come architetto e in questa casa troviamo immediatamente riferimenti alla sua precedente attività di progettista, basti pensare alla Casa Baltasar (2008) di Porto o la Casa Gmg (2010) di Torres Vedras. L’arte la respira sin dagli anni del suo master post lauream a Londra, incentrato sul rapporto tra arti visive e architettura: «Qui ho avuto l’occasione di studiare con un gruppo di 15 artisti, con cui avevo un dialogo continuo sulla visione dell’architettura e dell’arte. Tornato in Portogallo, ho coltivato questa relazione, operando come architetto con gli artisti: ho progettato le loro case, le gallerie, o li ho coinvolti nei miei lavori. Ovviamente questo background è stato fondamentale per il mio futuro impegno da curatore».

Nel 2012 arriva la chiamata dal Moma di New York, per il ruolo di Curator of Contemporary Architecture e la sua vita prende una strada decisamente diversa: è la prima volta che lavora per un’istituzione e ha l’opportunità di misurarsi con numerose attività espositive, dal programma per lo Yap-Young Architects Program del PS1 alle mostre delle collezioni, no all’ultima, inaugurata la scorsa primavera e dedicata all’architettura giapponese. «L’esperienza al Moma è stata entusiasmante, avevo a disposizione una delle collezioni di architettura più prestigiose al mondo. Così ho capito che anche le opere del passato possono parlare del presente. Attraverso le collezioni storiche si possono creare nuovi dialoghi e interpretazioni dell’attualità, stimolando riflessioni critiche. E questo è stato fondamentale per il mio nuovo ruolo al Maat che ha al centro una collezione sempre “in fieri” di arte contemporanea  portoghese». E dalla metropoli americana Gadanho, nel luglio 2015, torna a Lisbona che nel frattempo è una città profondamente cambiata. Dopo una forte crisi, sta vivendo una grande rinascita, dal punto di vista della progettazione e riquali cazione urbana e della creatività in tutti i settori.

Nel living, il tavolo scuro vietnamita risale al XVIII secolo circa; sedie di Arne Jacobsen (Fritz Hansen). Parete azzurra con mobile incassato, su disegno di Gadanho. Foto appese di André Prince e Miguel Santos. - Credits: Ph. Pedro Guimaraes
Gadanho nel suo studio; chaise-longue LC4 disegnata da Le Corbusier, Pierre Jeanneret, Charlotte Perriand nel 1928 (Cassina) accanto a una scrivania degli anni 60 - Credits: Ph. Pedro Guimaraes

«Mi chiedi se si può lasciare il Moma...», dice sorridendo. E risponde: «Be', non aprono musei tutti i giorni, per giunta nella tua città. Non sono in molti ad avere la fortuna di avviare un museo, definendone filosofia e linee guida. Qui, in accordo con la Fundação Edp, abbiamo messo a punto un’istituzione museale in cui arte, architettura e tecnologia sono in continua sinergia, per offrire una lettura critica del presente. Io credo da sempre che l’architettura sia prima di tutto una forma di cultura come la letteratura, il cinema e le arti visive e non solo una risposta tecnica a un determinato problema. Non a caso nella mia formazione sono stati fondamentali registi come Wenders, Antonioni, Tarkovskij o scrittori come Borges, Dick e Ballard. Per dare forma a un museo, è fondamentale attingere a tutto il proprio bagaglio culturale».

Gli spazi espositivi del Maat, che sorge nel quartiere Belem, sulle sponde del ume Tejo, si snodano a partire da un magni co esempio di archeologia industriale, l’antica centrale termoelettrica, sede del Museu da Electricidade, ora rinnovato per ospitare le mostre itineranti e collegato al suggestivo complesso architettonico progettato dall’inglese Amanda Levete. La nuova  sede, pensata come luogo urbano, anche grazie alla copertura attraversabile che si fa ponte e piazza al contempo, i primi giorni di ottobre apre al pubblico alcuni dei suoi spazi, che dialogano direttamente con la città. Ogni anno il programma ruoterà attorno a una “esposizione manifesto”, pensata con una visione interdisciplinare, come Utopia/Dystopia che inaugurerà in due fasi, a ottobre e a marzo 2017, fino a mostre provenienti da altri musei come The worlds of Charles and Ray Eames (fino al 9 gennaio 2017) e molte altre.

L’opening è fissato in contemporanea con l’avvio della quarta edizione della Triennale di Architettura, curata da Diogo Seixas Lopes e André Tavares, di cui una parte si terrà proprio negli spazi esterni del Maat, per invadere poi con mostre e conferenze l’intera città lusitana fino all’11 dicembre. Si prospetta un periodo eccellente per visitare Lisbona, che si conferma come uno dei centri più vivaci in Europa, dove molti stranieri in questi anni, non a caso, stanno trasferendo la loro residenza.

«Questa è la città perfetta per chi, come me, ha bisogno della dimensione umana, di un ambiente rilassato e piacevole, e soprattutto della luce del sole», conclude Gadanho. «Io lavoro moltissimo, ma la possibilità di raggiungere la spiaggia in 20 minuti è impagabile, rappresenta l’equilibrio tra il lavoro, per quanto amato, e il tempo libero. New York è stata fondamentale professionalmente, ma la qualità della vita di Lisbona ora mi è essenziale».

Places
Quando l'hotel (di design) è rock: l'Hotel Idol di Parigi
Places
AMO, il ristorante firmato Philippe Starck al Fondaco dei Tedeschi 
You may also like
Think Next: la creatività che innova il futuro

Think Next: la creatività che innova il futuro

Un incontro sui trend del cooking nella Svizzera di Franke: ospiti di fama internazionale, idee e creatività per inventare il mondo del food di domani
La ceramica che scommette sull’innovazione

La ceramica che scommette sull’innovazione

Nel cuore del distretto di Sassuolo, Marazzi Group inaugura uno stabilimento ad alta automazione. Dove l’ingegno visionario dei designer si trasforma in realtà
Linea Light Group illumina Palazzo Vecchio a Firenze

Linea Light Group illumina Palazzo Vecchio a Firenze

Un progetto suggestivo a tema natalizio, che prende forma attraverso una duplice scenografia luminosa visibile fino al prossimo 6 gennaio
L’installazione di Edoardo Tresoldi a Barcellona

L’installazione di Edoardo Tresoldi a Barcellona

Un’opera site-specific che prende forma sulla copertura de L’Illa Diagonal, edificio progettato da Rafael Moneo e Manuel de Solà-Morales
La casa-museo di Tony Salamé

La casa-museo di Tony Salamé

A Beirut, ospiti dell’imprenditore nel retail di lusso e creatore della Aïshti Foundation, Tony Salamé. Che ha fatto della ricerca della bellezza una ragione di vita. E del collezionismo d’arte contemporanea una missione
I 240 anni del Teatro alla Scala

I 240 anni del Teatro alla Scala

Una mostra per ripercorrere l’evoluzione del Teatro e della città di Milano, dal XVIII ad oggi. Con il progetto di Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto