L’artista Madelon Vriesendorp nella sua casa-studio di Londra, con una maschera di plastica riciclata - Credits: James Mollison
Storytelling

Lo sguardo ironico e provocatorio di Madelon Vriesendorp

Questa è una storia meravigliosa. Lei è Madelon Vriesendorp, artista surrealista ed eclettica, collezionista infaticabile, fondatrice del gruppo OMA, creatrice di allestimenti raffinati e ironici, virtuosa del lavoro manuale, brillante conversatrice, vulcanica inventrice di oggetti fantastici, narratrice di umoristiche storie per immagini, poliedrica sarta, atipica designer olandese, rapidissima produttrice di microcosmi e, molto, molto altro.

La sua casa londinese ad Hampstead è una wunderkammer che assomma il fascino dei racconti di J.M. Barrie al prolifico universo delle storie di Lewis Carroll: qui ogni singolo oggetto ha perso la propria funzione primaria per trasformarsi nel tassello di un progetto più ampio e onirico, nel personaggio di un romanzo che ricopre ormai ogni singolo centimetro della casa. Di fronte a queste serie di opere minute, spesso prodotte con pezzi riciclati e papier collé, e così sapientemente disposte da fare invidia alla dimora di Sir John Soane, Madelon minimizza: «In realtà non è vero che sono una collezionista, è piuttosto che non riesco a buttare via niente, così ogni cosa deve per forza trovare posto».

E nel dirlo mostra alcune divertentissime piccole sculture composte da mezzi gusci d’uovo dipinti come teste umanizzate e incollati sui coperchi di scatole decorate da immagini e scritte umoristiche: «Molti di questi oggetti li regalo agli amici», rivela con naturalezza. «Qualunque pretesto può essere occasione per creare un’opera. Io sento la necessità di trasformare l’oggetto in qualcos’altro e mi sento bene quando il lavoro è infinito». Alcune di queste opere giocano con lo spettatore, lo fanno diventare parte di un rituale e protagonista della scena come il famosissimo Critical Pursuit/Mind Game/Home Analysis Kit, un gioco da lei inventato e, in qualche modo, ispirato all’interpretazione freudiana.

Un cane, un fagiolo, un omino in bombetta, un piede gigante, due dadi trasparenti, un serpente colorato, un palazzo in miniatura, un uovo nero, una Venere di Milo e una maschera servono a Madelon per far entrare qualunque ospite nella sua dimora fantastica, in cui non c’è spazio per ovvietà e superficialità ma dove divertimento e leggerezza sostituiscono il gravoso sistema d’interpretazione psicoanalitico.

Nel terrazzo della casa, un’opera dell’artista, con vasi portafiori a forma di viso e corpi nudi dipinti sulla parete - Credits: James Mollison
Mani realizzate per la mostra Lina Bo Bardi: Together. La prima edizione si è svolta a Londra nel 2012 - Credits: James Mollison
L'artista nel suo studio- laboratorio, posa con un cappellino realizzato a mano - Credits: James Mollison
Parte della collezione di personaggi di Madelon Vriesendorp, tra cui spun- ta il Tintin acquistato in Sudafrica. A parete, a destra, opera fatta di scampoli di stoffa - Credits: James Mollison

Infatti l’umanizzazione di oggetti è un tratto caratteristico del suo lavoro, come già dimostrano le famose serie Flagrant Délit e Après l’Amour del 1975,
in cui una coppia di grattacieli – L’Empire State e il Chrysler Building – viene rappresentata a letto, come una coppia
di amanti sorpresi dal marito geloso, il Rockefeller Center. «La collezione di cartoline sui grattacieli, per esempio,
è nata negli anni in cui Rem [Koolhaas, ndr] e io siamo stati a New York, e
serviva come materiale di ricerca per Delirious New York. Ci sono moltissime immagini, soprattutto del Rockefeller, che sicuramente mi hanno ispirata; anche se questi dipinti non erano stati pensati per illustrare il libro, poi sono stati inseriti. Ma l’idea dei due grattacieli a letto insieme è qualcosa che proviene da molte suggestioni. Infatti, nello stesso periodo, anche Saul Steinberg aveva prodotto un’opera con un punto interrogativo e un punto esclamativo a letto insieme.

Ci sono lavori che nascono nello spirito del tempo e la questione sull’originalità ha un valore relativo, se vista alla luce delle influenze a cui siamo sottoposti, delle cose interessanti che vediamo e c’ispirano». Mentre pronuncia queste parole, Madelon sta trafficando con un paio di grandi e suggestive vecchie valige che contengono la famosa collezione di cartoline. Poi si sposta verso un altro universo meraviglioso: sta osservando una grande tela incompiuta che campeggia sopra un cavalletto circondato dalla sua collezione di piccoli personaggi: «Ogni oggetto rappresentato in quest’opera significa qualcosa che mi sta a cuore, come il pupazzo a forma di scheletro regalatomi da mio figlio o i divertenti dipinti di animali di mia sorella o il lavoro astratto di mio padre che espose per la prima volta all’età di 85 anni».

E, a guardare bene, nel dipinto c’è anche lei, Madelon, di profilo, all’esterno del suo studio, specchio della mirabilia che si trova fuori dal quadro; una mise en abîme degna di un Cocteau. Eppure l’opera è incompiuta, forse perché, come sostiene lei, «ho difficoltà a finire i lavori che mi vengono richiesti. Appena posso inizio a fare qualcos’altro: bisognerebbe commissionarmi progetti diversi da quelli che ci si attende da me, così magari li porterei a termine immediatamente!».

Effettivamente l’urgenza creativa
 di questa donna dagli occhi chiari e dalla gura sottile somiglia più a quella di una bambina rapita nel gioco che a quella di una signora la cui vita potrebbe costituire la trama di un lm. «Questo è un bambolotto di Tintin che ho trovato in Africa, a Cape Town, ed è molto divertente; quest’opera fatta di pezzi di sto a recuperata dai vestiti della sua famiglia l’ha cucita la zia di Rem; questa è una padella appesa al muro a cui tengo molto perché chi me l’ha venduta sostiene che dentro sia dipinto un Turner originale... così, per preservarlo, ho cucito un uovo in padella di sto a che tiene coperto il dipinto! Questo è un elefante di cartapesta che ho fatto per un’installazione e queste sono vecchie e bellissime grucce per appendere abiti, mentre qui ci sono i libri sulla storia delle invenzioni moderne, perché mi sono sempre piaciuti moltissimo i testi che spiegano come funzionano le macchine, come questo libro, Engineering Wonders, al cui interno sono contenute immagini di grattacieli mai costruiti, vere e proprie mitologie moderne. Queste invece sono le mani che ho fabbricato per l’allestimento della mostra su Lina Bo Bardi...». Fuori, la giornata sta volgendo al termine ma dentro il paese delle meraviglie di Madelon il tempo continua, infinito, ad aprire fantasmagorie. E una nuova storia è appena cominciata.

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