Il sistema di rulli trasportatori movimenta le piastrelle in gres porcellanato sulla linea di produzione. - Credits: Ph. Marco Cappelletti
A sinistra, le piastrelle in gres porcellanato effetto-cemento della collezione Block. A destra, un atomizzatore per l’essiccazione delle miscele nello stabilimento Marazzi di Fiorano Modenese. - Credits: Ph. Marco Cappelletti
A sinistra, il navigator forni per impostare e controllare in tempo reale le fasi di lavorazione. A destra, il sistema automatizzato per il packaging e la palletizzazione. - Credits: Ph. Marco Cappelletti
Storytelling

Marazzi world

La storia di Marazzi inizia nel lontano 1935 a Sassuolo, in provincia di Modena, quando quello che sarebbe diventato il “distretto” italiano della ceramica ancora non esisteva. Ed è una storia che si svolge attorno a un oggetto minimo e quotidiano – la piastrella – carico però di infinite suggestioni creative. «Per quanto la prima fabbrica fosse una struttura poco più che provvisoria, le tecnologie installate erano le migliori disponibili e le collaborazioni, con artisti e architetti, erano eccellenti già a partire dal Dopoguerra», racconta Mauro Vandini, amministratore delegato di Marazzi Group.

Da allora Marazzi, oggi presente in 140 Paesi e in forte espansione in Medioriente e nel Far East, ha sempre fatto da apripista nel settore: «Negli anni 50 abbiamo introdotto i forni a tunnel, negli anni 60 e 70 sono iniziate le partnership con il design e la moda, nel 1974 è arrivato il brevetto della monocottura, la cottura  in contemporanea di impasto e smalto che rimane il processo di produzione della ceramica tuttora più di uso», ricorda l’ingegner Vandini. «Nel 1975 nascono le prime piastrelle di grande formato, nel 1985 il brevetto Enduro ha portato la ceramica nei grandi progetti di architettura, mentre appartengono alla storia recente le ricerche sul 3D, sui gres che riproducono le texture naturali e del cemento come nella collezione Block». Dal 2013, con il passaggio all’interno del Gruppo Mohawk, leader mondiale del comparto ooring, in Marazzi sono ripartiti gli investimenti. «Abbiamo raddoppiato gli stabilimenti di Fiorano e Finale e la sede principale è tornata a Sassuolo, dove abbiamo aperto due showroom; in più, sono stati ristrutturati sia il Crogiolo, l’edificio anni 30 dove la Marazzi è nata, sia gli uffici dell’azienda», annota Vandini. «Da pochi mesi, poi, sono iniziati i lavori nel sito industriale di Sassuolo, che amplierà la capacità produttiva della fabbrica».

L’ingresso di Marazzi nella multinazionale ha dato un ulteriore impulso alla ricerca sul prodotto, anche in termini di ecosostenibilità. «La ceramica, infatti, può davvero essere considerata un nuovo materiale naturale», fa notare l’amministratore. «La nostra reinterpretazione in gres porcellanato di pietre, legni o marmi rari, per esempio, è nata da un’innovazione tecnica – l’ink jet – che consente di creare prodotti che prima non esistevano e risponde al bisogno di maggiore comfort e calore degli spazi, sia domestici sia commerciali. Sul wall covering l’applica- zione delle tecnologie digitali permette di ottenere super ci materiche ultra sottili, anche 3D, un filone di ricerca che si apre a moltissime declinazioni. Con la divisione Marazzi Engineering, pertanto, stiamo portando avanti nuovi studi sulle facciate ventilate e sui pavimenti sospesi indoor e outdoor». L’azienda modenese, però, non ha mai perso di vista il patrimonio delle collezioni storiche: «Per i nostri 80 anni, abbiamo avviato la catalogazione di oltre 4.000 referenze delle produzioni dagli anni 40 a oggi», conferma Vandini, che cita fra le icone le prime maioliche decorate da pavimento come Stella di Venerio Martini, Triennale, la 4 volte curva di Gio Ponti e Rosselli, i Colori di Marazzi e, in tempi più recenti, il 3D Soho, il primo gres porcellanato premiato con la Menzione d’Onore Compasso d’Oro, e Treverk, il primo gres effetto-Legno fedele alla materia originale, che rende la ceramica più calda ed estremamente versatile. «Non è detto che in futuro le nostre piastrelle d’epoca non possano rappresentare una direttrice di ricerca molto interessante», dice Vandini, «Anche perché, accanto allo sviluppo di nuove tecniche produttive, stiamo facendo nuove ricerche su colore e decorazione».

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