From: ToiletMartin PaperParr Magazine (Damiani Editore, 2020). - Credits: Foto: Martin Parr/ Magnum Photos
Storytelling

MILANO! Un racconto corale

Abbiamo chiesto a sei professionisti di ambiti diversi – arte, architettura, design, comunicazione, moda, ristorazione – di raccontarci la loro Milano.

Dal numero di aprile/maggio di ICON DESIGN, disponibile anche in una nuova edizione digitale.

Maurizio Cattelan

Da quando l’ho scoperta, presa e poi lasciata, anche se mai definitivamente, Milano è per me il luogo della famiglia, della routine, degli amici. Più che amici, direi complici: a Milano nasce Toiletpaper e il suo immaginario di collaborazioni, incontri, feste. Milano non va in giro con i paraocchi, è un cavallo capace di lavorare in gruppo. L’interesse della moda e del design per esempio hanno trasformato il pubblico dell’arte milanese, capace di ascoltare messaggi provenienti da fonti diverse. Forse Milano per me è un antidoto alla paura della solitudine: dove si può interpretare lo stesso personaggio in tanti contesti diversi senza sentirsi a disagio, e dove è anche facile scomparire – se lo vuoi. Come diceva qualcuno a Sanremo: niente è vero e tutto è possibile.

From 1968 Italian Radical Design (Toiletpaper magazine and Deste Foundation, 2014).
From: ToiletMartin PaperParr Magazine (Damiani Editore, 2020). - Credits: Photo Martin Parr / Magnum Photos

Calvi Brambilla

Cara Milano, non sei mai stata come le altre. Hai sempre cambiato ogni volta che era necessario, qui da te si fatica a trovare le tracce del passato. A ogni stagione hai cercato un modello nuovo: la città circolare con Leonardo, la città dei Boulevard con Napoleone, e così via. Nell’800 hai raso al suolo tutto un’altra volta, per far spazio alla Galleria.Eppure, la tua architettura ha uno spirito unico. Se a Roma cupole e terrazze sono generose come matrone, le tue facciate sono severe come tailleur gessati. Se Roma è un tripudio di travertino color miele, tu hai sempre voluto il Ceppo di Grè, grigio e opaco – anche perché il Marmo di Candoglia, con delicate sfumature rosa, lo hai riservato al Duomo. E al Monumento a Pertini. Il meglio di te lo hai dato negli anni del boom: inimitabili i tuoi condomini borghesi, ricchi di raffinatezze per connoisseur. Nelle mani di Caccia Dominioni – il Gigi – eri elegantissima con le tue mattonelle créme caramel. Non ci sembravi dura perché dietro alle ceramiche aguzze di Ponti gli ingressi erano un tripudio di geometrie e colori che celebravano il rito dell’accoglienza.L’ultima stagione d’oro, cara Milano, è iniziata con l’Expo: per sentirti moderna hai voluto qualche grattacielo delle solite archistar, ma hai anche saputo scegliere le Grafton per la nuova Bocconi – ancora una volta in Ceppo di Grè. Nell’entusiasmo, però, hai perso alcuni pezzi preziosi di quella stagione in cui c’erano Vico Magistretti, Marco Zanuso e tanti altri: qua e là sono scomparse delle ceramiche di Lucio Fontana e alcune facciate sono state stravolte, magari nel nome del contenimento energetico.Con questa epidemia si sta chiudendo un’epoca in cui hai perfino osato diventare meta turistica. La prossima rinascita è alle porte, arriveranno le Olimpiadi. Questa volta, cara Milano, non essere così severa con il tuo passato, ricordati della squisita eleganza del Gigi e del Vico.

L'Università Bocconi progettata da Grafton Architects.

Federico Peri

Sono estremamente legato a questa città, tanto da definirla Casa. Milano mi è parsa sin dal principio un luogo ricco di cultura, contaminazioni, una vera “capitale” europea – forse percezione consueta da chiunque provenga dalla provincia – ma nel tempo ho colto la sua vera identità: una micro-metropoli a dimensione umana dove coesistono una grande tradizione e un forte desiderio di modernità.Tra tutte le caratteristiche, quella che particolarmente attirò la mia attenzione da bambino fu il design, ciò ancor prima di conoscere l’appellativo di “capitale del design”. Ignoravo fosse stata dimora e palcoscenico dei principali grandi maestri ma c’era qualcosa nell’estetica delle piccole cose che mi incuriosiva e che mi avrebbe attirato a sé diversi anni dopo. Dettagli come quelli presenti nelle gallerie Manzoni e Strasburgo, illuminazioni e decori differenti rispetto a quello che ero solito vedere.Design e Milano sono due parole complementari, l’associazione è immediata, e ciò non è semplicemente una questione ereditata dal passato, ma un orgoglio con il quale ognuno di noi progettisti “milanesi” – di adozione e non – portiamo avanti confrontandoci e stimolandoci a migliorare, così come fecero i grandi nomi del passato.Design e Milano è anche – soprattutto – la presenza di piccoli artigiani e botteghe che vivono circondati da un contesto che sta mutando velocemente, un perfetto mix tra tradizione e innovazione, in fin dei conti, ciò che è sempre stato il design.

Vasi Linae in vetro soffiato, design Federico Peri per Purho.

Nicola Zanardi

Milano non si ferma, Milano riparte, Milano reagisce. Poi, improvvisamente, un fermo immagine. Silenzioso, stupefacente, fuori scala. Milano, in pochissimo tempo, si è trovata da crocevia di interessi globali in grande crescita a dover promuovere autodisciplina e solidarietà non formali che possano superare le barriere dell’isolamento dell’ultimo periodo.La comunicazione è costituita di regole e di rispetto per gli altri, caratteristiche che hanno sempre fatto parte del codice genetico della città, per vocazione e rigore.
Il suo eclettismo progettuale, intreccio tra innovazione e comunicazione, le ha permesso di costruire, nel tempo, una sorta di biodiversità di competenze e di figure professionali, da cui ha sempre attinto, a partire dall’immediato dopoguerra. E che sarà molto utile in questo inizio di Millennio che appare molto sfidante per tutti. Nessuno escluso.

La civiltà del dopolavoro by Nicola Zanardi (Luca Sossella Editore, 2018).

Angelo Flaccavento

La congiuntura non è delle migliori. Questo impone un atteggiamento positivo e costruttivo. L’ottimismo però non può essere cecità. La Milano della moda è città viva, forse non più trainante in termini di creatività come lo è stata in passato ma sempre in fermento. Però è afflitta, ancora, da problemi atavici e radicati, in particolare la mancanza di un adeguato sostegno da parte delle istituzioni e la tendenza a non fare sistema, che se risolti creerebbero invece un circolo virtuoso di autentica promozione, istigando a latere il necessario ricambio generazionale, finora lento fino all’immobilismo. Si sono moltiplicate le voci; finalmente sul palcoscenico si affacciano creatori di ogni provenienza, specchio di una crescente multiculturalità, ma manca, con poche eccezioni, la strategia a sostegno dell’individualità autoriale. Milano è inoltre, ancora, un accrocchio di piccoli circoli, impenetrabili e autoreferenziali, che fanno il buono e il cattivo tempo - i pierre ne sono maestri di cerimonia, con menti troppe volte piccine picciò. Enough con la pars destruens, perché il valore della città è tangibile e consistente, nonostante tutto. In primis c'è la scelta di essere commerciale - i vestiti vanno venduti - e da qui il focus, sacrosanto, sul prodotto. Va però affinata la chiarezza del messaggio, dimenticando la cultura di furbetti e amichetti. Solo lavorando su questi aspetti Milano potrà finalmente riguadagnare il primato culturale, e non solo produttivo, che le spetta. La materia grezza è già tutta lì, in abbondanza.

Angelo Flaccavento, Self-portrait.

Luca Guelfi

Da sempre considerata capitale Mondiale della moda e del design, negli ultimi anni viene sempre di più riconosciuta anche capitale del food.Oggi sono 18.000 le imprese di servizi di ristorazione con 122.000 addetti – è un numero in forte crescita.La spinta importante l’ha data sicuramente l’Expo a cui si è aggiunta la voglia di sperimentare dei milanesi che hanno portato la città a livelli internazionali in tema di food paragonabili solo a città come Londra, Parigi e New York.Le cucine del Mondo qui sono tutte presenti a affiancare trattorie classiche e ristoranti stellati.L’apertura di locali curati anche dal punto di vista del design, hanno attratto sempre di più un pubblico internazionale; Milano è diventata la città più visitata d’Italia e sicuramente i ristoranti e i locali hanno fatto la loro parte per il raggiungimento di questo primato.Da 30 anni propongo nuovi format di ristorazione e Milano li ha accolti sempre con grande curiosità; oggi i miei ristoranti sono un giro del Mondo (tutto in una via…)  non solo dal punto di vista gastronomico ma di atmosfere e scenografie. Dal Giappone futuristico di Shimokita, all'eleganza e tradizione vietnamita di Saigon; dalla cantina metropolitana messicana con Canteen alla rappresentazione dei chioschi di frutti di mare della regione francese di Bretagna con Oyster Bar… tutti locali di successo. Grazie Milano!!!

The Oyster Bar at Via Archimede 12.