Monte Verità - scultura di Jean Arp
Storytelling

Storie di utopie, arte e vita alternativa: Monte Verità

Erano salutisti, nudisti e rigorosamente vegetariani. Ben prima dell'avvento degli hippie e di qualsiasi filosofia new age, c'erano loro, i monteveritani, gli abitanti di Monte Verità. La loro storia ebbe inizio nel 1900, quando la pianista femminista Ida Hoffman e il suo compagno Henri Oedenkoven, figlio di industriali, decisero di fondare in Canton Ticino, nei dintorni di Ascona, una colonia in cui mettere in pratica le idee della Lebensreform, la corrente di pensiero anti-capitalista che denunciava la crescente disumanizzazione della società industriale e che proponeva uno stile di vita a contatto con la natura.

Convinti che fosse necessaria una vera e propria disintossicazione dai ritmi della grande città, Ida ed Henri avviarono un sanatorio in cui non solo seguire una dieta di frutta e ortaggi (principalmente crudi), ma in cui fare bagni di sole e movimento all'aria aperta, in cui improvvisare concerti e danze sui prati. Alloggiati in capanne di legno prive di qualsiasi comfort, i monteveritani lavoravano i campi, nutrivano la mente e si allenavano grazie ad attrezzi installati in giardino.

Ben presto, quella comunità di strambi personaggi vestiti di bianco (come voleva la riforma), chiamati dagli asconesi Ballabiott per la loro usanza di ballare nudi in cerchio, attirò intellettuali, scrittori, artisti e danzatori da tutta Europa come Herman Hesse, Isadora Duncan, Jean Arp, Hans Richter e Carl Gustav Jung. Tra il 1904 e il 1919, Monte Verità diventò la meta prediletta degli emigranti intellettuali e di tutti coloro che volevano sperimentare un modo di vita libero e alternativo. Qui, il coreografo e danzatore Rudolf Laban creò una scuola d'arte in cui venne fondata la Nuova Danza, una forma di espressione libera e ispirata ai movimenti del corpo da cui derivò la danza contemporanea europea, mentre Otto Gross, allievo di Sigmund Freud, cercò di realizzare l'”Università dell'emancipazione dell'uomo”, un corso di studi che doveva condurre al paradiso comunista.

Guardata con gli occhi di oggi, la storia di Monte Verità stupisce per aver anticipato il corso dei tempi, condensando in pochi anni la parabola delle utopie che attraversarono il Novecento. L'idillio, infatti, durò poco: le crescenti difficoltà economiche e organizzative spinsero nel 1920 i fondatori ad abbandonare Monte Verità ed emigrare in Brasile per fondare un'altra comunità vegetariana.

Per qualche anno, Monte Verità fu gestito senza successo da alcuni artisti espressionisti, per poi essere acquistato nel 1926 dal Barone von der Heydt, banchiere tedesco e grande collezionista d'arte moderna orientale e asiatica, personaggio ambiguo a causa delle sue simpatie per il nazionalsocialismo. Fu lui a dare il colpo di grazia ai progetti utopistici dei monteveritani trasformando Monte Verità in luogo di villeggiatura. Al centro del parco nacque infatti un hotel in stile Bauhaus, successivamente dotato di piscina. L'albergo, progettato dall'architetto Emil Fahrenkamp, si caratterizzava per le linee funzionaliste e per i volumi che ricalcavano semplici prismi orizzontali, nonché per la griglia geometrica e le grandi vetrate del primo piano. Una struttura costruita in funzione dell'Ausdruckswert (il valore espressivo) e che seguiva i tradizionali canoni nella costruzione degli hotel e delle case di cura dei tempi.

Da colonia anarchica e filo-comunista, Monte Verità diventò così un luogo di ritrovo del jet set internazionale, frequentato da esponenti del Bauhaus come Josef Albers, Herbert Bayer, Marcel Breuer, Xanti Schawinsky e Oskar Schlemmer, ma anche da pittori espressionisti come Fritz Pauli e Robert Schurch. Nel 1964, con la morte del Barone, Monte Verità entrò in una nuova fase, passando nelle mani del Canton Ticino.

Fu solo con l'arrivo di Harald Szeeman, uno dei curatori più celebri e apprezzati del Dopoguerra, direttore di Documenta 5 nel 1972 (si dice che la figura del curatore indipendente nasca proprio da lui), che Monte Verità tornò a respirare quelle utopie che l'avevano plasmata. Affascinato dalla storia del Monte, Szeemann organizzò la mostra Le mammelle della verità, un'opera d'arte totale che metteva in luce le trasformazioni del luogo, andata in scena a Zurigo, Monaco, Berlino e Vienna (oggi è la mostra permanente negli spazi di Casa Anatta). Tema centrale della mostra è il racconto dettagliato dei pensieri, delle idee e delle correnti artistiche che impregnarono la storia della comunità. «Per me, la mostra è assolutamente ottimista», disse Szeemann. «Poter presentare come se fosse riuscito qualcosa che l'umanità considera per forza di cose fallito è quanto di più bello si possa immaginare».

Diventato nel 1989 proprietà di una Fondazione, Monte Verità è stato convertito in un centro seminariale che collabora con il Politecnico federale di Zurigo. Oggi, il centro ospita convegni, incontri e conferenze all'interno dell'hotel in stile Bauhaus, oltre alla mostra di Harald Szeemnan presso Casa Anatta.

Monte Verità
La comunità di Monte Verità
Monte Verità - il parco
Monte Verità - il parco - Credits: Foto: Carlo Pozzoni
I fondatori
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