Tra i progetti vincitori di Swarovski Designers of the Future Award 2019 a Design Miami/Basel, lo studio olandese Klarenbeek & Dros.
Dettaglio del progetto Reflection di Raffe Burrell selezionato per lo Swarovski Designers of the Future Award 2019 a Design Miami/Basel. - Credits: photo Mark Cocksedge
Il 76% dell’acqua utilizzata in fase di produzione, durante il 2018, è di riuso.
Una delle sei fontane installate agli Champs-Elysées e disegnate da Ronan & Erwan Bouroullec. La struttura portante è composta da catene in cristalli Swarovski ultra resistenti.
L’immagine simbolo dell’ultimo bilancio di sostenibilità Swarovski.
Tutti i cristalli che escono dalla fabbrica di Wattens, in Austria, sono completamente senza piombo.
Una fase di lavorazione di Swarovski Star, la stella per l’albero di natale del Rockefeller Center di New York, disegnata da Daniel Libeskind.
Storytelling

Be kind: intervista a Nadja Swarovski

Se dovesse scegliere una sola parola per rappresentare il suo impegno, Nadja Swarovski non avrebbe dubbi: sarebbe sostenibilità. Membro del consiglio d’amministrazione dell’azienda familiare, che con lei arriva alla quinta generazione, porta avanti una tradizione che risale al 1895, quando il suo avo Daniel Swarovski ha lasciato la Boemia per l’Austria in cerca di energia idroelettrica per la produzione di cristalli.

Oggi il quinto bilancio di sostenibilità del marchio presenta i risultati ottenuti nei vari siti produttivi, dall’Europa all’India, Vietnam, Serbia, Thailandia e Stati Uniti, in linea con i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite – si parla di emissioni ridotte del 56% a partire dal 2010. A questo si affianca il lavoro della Swarovski Foundation, che sostiene iniziative benefiche in oltre 30 paesi: scuole, ospedali, progetti culturali, ambiente. Il principio è quello del giving back, restituire alla società. E farlo subito, in maniera concreta. «Per esempio, abbiamo un programma di tutela dell’ambiente in Brasile», racconta Nadja, presidente della fondazione. «Ci occupiamo di riforestazione e questo provoca piogge che contrastano il terribile stato di aridità: un cambiamento climatico benefico. È incredibile quello che può fare l’intelligenza umana. Lo chiamiamo human empowerment perché non vogliamo fare riferimento solo alle donne, non vogliamo escludere nessuno anche se collaboriamo con il programma UN Women. Piuttosto che dividere il mondo tra maschile e femminile, mi sembra più interessante fare una separazione tra le persone gentili e quelle che non lo sono. È una questione di valori».

Il gruppo, che vanta un fatturato di 3,5 miliardi di euro e si occupa design, moda, gioielleria, con incursioni in settori come quello dell’architettura e della produzione cinematografica, tiene fede al principio dell’impatto positivo non solo nel ciclo produttivo, ma anche negli innumerevoli eventi Swarovski. «È il caso del progetto di Daniel Libeskind», continua Nadja. «Ha disegnato la stella per l’albero di Natale di New York, pur essendo ebreo, perché a suo dire questo è un progetto sulla speranza e le fede, e non sulla religione. Oppure le fontane di Ronan & Erwan Bouroullec installate recentemente a Parigi sugli Champs-Elysées, pesantemente danneggiati dai gilets jaunes che però non hanno danneggiato le opere. È un’energia positiva che ha a che fare con la luce e con il creare qualcosa per tutti». Ma non si tratta solo delle grandi collaborazioni – con nomi come Alexander McQueen e John Pawson. Anche i designer emergenti hanno un ruolo fondamentale in questo processo, è il caso del premio Swarovski Designers of the Future presentato con Design Miami/ che ha l’obiettivo di supportare la ricerca sul fronte della sostenibilità e delle nuove tecnologie.

Quest’anno i vincitori sono stati Juju Wang, lo Studio Klarenbeek and Dros e Raffe Burrell. «Gli scambi più costruttivi in azienda sono proprio quelli tra i progettisti che arrivano dall’esterno e gli sviluppatori di prodotto. Stimolano nuove idee, ci aiutano a guardare oltre. È sempre una questione di collaborazione e non di competizione. Ancora una volta, la gentilezza è un elemento fondamentale».

Dal numero di ottobre di Icon Design.