Uno degli edifici del quartier generale Nike. - Credits: Foto: Alessandro Mitola
Il Michael Johnson Track all’interno del campus Nike, a Beaverton, Oregon. - Credits: Foto: Alessandro Mitola
Due atlete durante un test della Nike Free rn 5.o. - Credits: Foto: Alessandro Mitola
La Nike free rn 5.o, ultima evoluzione della sneaker nata nel 2004. - Credits: Foto: Alessandro Mitola
Storytelling

La voce degli atleti

«Ascoltare la voce degli atleti è il segreto del nostro successo». Qui a Beaverton, dove sorge il quartier generale di Nike, questo viene ripetuto come una sorta di mantra. Nel campus del marchio che è riuscito a trasformare uno swoosh in un logo, si respira un’atmosfera distesa, i dipendenti si spostano da un edificio all’altro a bordo di biciclette arancioni. Edifici peraltro dedicati alle più grandi star dello sport, da Tiger Woods a Michael Jordan, a cui si alternano palestre, campi da basket, calcio, pallavolo, tennis, piscina olimpionica.

E poi c’è il Nike Sport Research Lab, un piccolo miracolo di tecnologia dove tra una scansione 3d e una ricerca sull’impronta plantare prendono forma le sneaker che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha indossato. L’occasione in cui Icon Design scopre questo mondo è la presentazione delle nuove Free Running, scarpe progettate sotto la guida di Tobie Hatfield per ottenere una libertà di movimento naturale, lui che di calzature da running se ne intende, essendo l’ideatore di pezzi cult come Nike Presto e ACG Trail Running.

Quando ha capito di voler diventare un designer?
Non l’ho mai veramente realizzato. È stato il design a cercarmi. Nel 1990, quando sono entrato a far parte del team di Nike, non avevo la più pallida idea di quale sarebbe stato il mio destino. Ho cominciato apprendendo nozioni base sui materiali per poi spostarmi su sviluppo e ricerca, e infine trasferirmi a Taiwan per saperne di più a proposito di produzione. Così è nato il primo Research e Development Center, dove ho potuto sbizzarrirmi dal punto di vista creativo. È stato un po’ come sentirsi Bill Bowerman nel leggendario Bowerman Lab. Da quel momento ho lavorato alle Golden Spikes indossate da Michael Johnson durante le Olimpiadi di Atlanta nel 1996. Subito dopo sono nate le Air Presto, proprio in quel di Taiwan.

Dagli anni 90 a oggi è passato molto tempo. In che misura è cambiato il marchio negli ultimi 20 anni?
Ci evolviamo, ma continuiamo a essere interessati al corpo umano e al concetto di individuo. Con Nike Free, per esempio, abbiamo imparato che ogni piede è diverso dall’altro. Ogni sportivo, a seconda delle caratteristiche fisiche e del livello, utilizza queste scarpe in modo differente. Cosa che rivela la versatilità non solo della scarpa ma dell’atleta stesso.

E cosa è rimasto identico?
La nostra attitudine è la medesima: ci sta a cuore ascoltare quello che gli atleti hanno da dire. Per noi è una priorità, e credo che resterà una costante anche nel futuro prossimo.

Design e funzionalità. Come si raggiunge l’equilibrio nel mondo delle scarpe da running?
La funzionalità è ciò che conta di più. Se si osservano i primi prototipi ci si rende conto che l’estetica non è il loro punto di forza – qui li chiamiamo “piccoli Frankenstein” perché possiedono una bellezza tutta loro (ride, ndr). Solo dopo aver stabilito i punti cardine sul fronte funzionalità, si passa alla forma e al design. Siamo molto consapevoli di quanto questo aspetto sia importante, ma la sfida più difficile è realizzare un prodotto che abbia uno scopo.

Che caratteristiche deve avere un progetto per essere innovativo?
In primis deve essere in grado di assolvere un compito ben definito. Quando incontro un nuovo atleta mi interessa sapere cosa funziona e cosa non nella scarpa che indossa. È fondamentale comprendere le criticità di un prodotto per perfezionarlo.

Tornando a parlare di crescita, in che misura il brevetto Nike Free Technology si è evoluto in questi anni?
È un progetto avviato nel 2001 che poggia sull’importanza della corsa a piedi nudi. Anche Leonardo da Vinci, uno dei più grandi innovatori di tutti i tempi, affermava che il piede è un capolavoro di ingegneria. Con Nike Free ci siamo posti l’obiettivo di “liberare” il piede e garantire una libertà di movimento più naturale, creando un mindset positivo in connessione con il terreno. Questo grazie a un’intersuola a basso profilo che mantiene il piede fermamente a contatto con il suolo a ogni passo.

Qual è la sua più grande fonte di ispirazione?
Ancora una volta: gli atleti. Sono veri e propri brief viventi (ride, ndr). C’è anche molto da imparare dal mondo dell’automotive, dell’arredamento e dell’industria aeronautica. Una cosa accomuna tutte queste attività: la voglia di innovare.