Angelo Bonati CEO di Officine Panerai. L’azienda di alta orologeria, ha prodotto nel 1936 il primo orologio subacqueo per la Marina Militare Italiana. - Credits: Ph. Mattia Balsamini
A sinistra, Eilean classe 1936, all’Argentario durante una tappa della Panerai Classic Yachts Challenge. A destra, un dettaglio degli interni realizzati in mogano africano. La barca di origine scozzese, trovata semiaffondata ad Antigua, è ora l’ambassador di Officine Panerai. - Credits: Ph. Mattia Balsamini
A sinistra, Angelo Bonati al timone di Eilean. Il veliero e il circuito di regate sono stati fortemente voluti dal Ceo di Officine Panerai per veicolare il brand. A destra, due membri della crew internazionale composta da quasi venti persone che si occupa della barca, restaurata per 4 lunghi anni. - Credits: Ph. Mattia Balsamini
Un membro dell’equipaggio mentre sbroglia una scotta; 449 è il numero di Eilean in regata. Il ketch è molto robusto e nasce per navigazioni di lunga durata. - Credits: Ph. Mattia Balsamini
Storytelling

A bordo di Eilean con Angelo Bonati, Ceo di Officine Panerai

A bordo di Eilean ci allontaniamo dal porto dell’Argentario per disputare una tappa della Panerai Classic Yachts Challenge, il principale circuito internazionale di regate per barche a vela d’epoca. Difficile immaginare tale accoglienza e gentilezza da un equipaggio internazionale impegnato in una competizione. Dopotutto ho la consapevolezza di essere fuori luogo, non essendo mai stata una velista. La mia ambizione è di non intralciare il lavoro della squadra e ci riesco egregiamente spostandomi per cinque ore da una parte all’altra della barca evitando di fare lo sgambetto a qualcuno o di prendermi un boma in testa. Eilean è la protagonista assoluta: un ketch bermudiano di 22 metri classe 1936, con 36 traversate atlantiche al suo attivo e che nel 1982 si trasformò nel set del videoclip di Rio dei Duran Duran. Degno capitano di tanta eleganza è Angelo Bonati, Ceo di Officine Panerai sponsor attivo e propositivo della manifestazione, un distillato della filosofia del marchio di orologi più ambiti al mondo; sintesi tra design, storia, tecnologia e stile.

Mr. Bonati, come ha incontrato Eilean?
Era il 2006, mi trovavo ad Antigua e stavo andando a bere un aperitivo con il console italiano. L’ho adocchiata mezza a ondata nelle mangrovie, e al di là della tristezza nel vedere questa bella imbarcazione in rovina, ne ho riconosciuto subito il valore e la potenzialità in termini promozionali per il marchio. Era proprio messa male, ma dopo due drink sono tornato a vederla e a distanza di due mesi stava arrivando a Viareggio perché ho deciso di prenderla e di farne l’ambassador di Panerai. A questo sono seguiti quattro anni di restauro in parte conservativo e in parte utilizzando le stesse tecniche degli anni 30 e 40 per forgiare per esempio i pali e le ordinate. È stato un lavoro lungo, frutto di un équipe dove c’era il cantiere che fungeva da capo commessa, gli artigiani che eseguivano le lavorazioni personalizzate e io nelle vesti di coordinatore storico. La responsabilità era ovviamente mia ed è stato anche buio: era la prima volta che a rontavo problematiche di questo tipo e quando mi ponevano di fronte a delle scelte fingevo di prendere tempo per pensarci, in realtà andavo a documentarmi.

In che modo è entrata in gioco la sponsorizzazione dell’America’s Cup?
Un giorno la mia segretaria riceve una telefonata da un’americana che dice di essere una collaboratrice di Larry Ellison, il quale vorrebbe parlare con me. Le rispondo “sarà qualcuno che vende pubblicità digli che sono in viaggio”. Dopo 15 giorni chiama ancora; alla terza volta ho collegato finalmente Larry Ellison al team campione dell’America’s Cup, quinto uomo più ricco del pianeta e fondatore di Oracle Corporation. Ho accettato di parlargli, abbiamo riso del malinteso e tra uno scherzo e l’altro è nata la partnership. La più antica competizione sportiva al mondo è anche una delle più innovative dal punto di vista delle tecnologie, un equilibrio perfetto tra passato e futuro che rispecchia pienamente la filosofia Panerai.

A proposito, passato o futuro?
Mi interessa tutto. Il futuro perché voglio sapere cosa mi succederà, il passato perché ho qualche rimpianto o qualche cosa che avrei voluto fare e non ho fatto, per esempio mi sarebbe piaciuto suonare il pianoforte. Comunque non l’ho mai fatto per ragioni di tempo, perché io vorrei essere in grado di suonare già alla terza lezione. La musica va sentita con le orecchie e soprattutto con il cuore, che è molto esigente e non si accontenta della mediocrità. Io, in ogni caso, sono un impaziente.

È un paradosso per una persona che produce l’eccellenza dell’alta orologeria, oggetti simbolo di lusso e di perfezione made in Italy.
Lo ammetto, ho un rapporto conflittuale con il tempo. Soprattutto se si riferisce alla mia età, non amo il suo trascorrere, preferirei che tutto fosse congelato, purtroppo è un’utopia. Ovviamente porto un orologio, ma quando entro in casa o in barca ho l’abitudine di toglierlo, forse inconsciamente cerco di fermare le ore. Vorrei essere eterno, ma non lo sono. Questa consapevolezza mi terrorizza.

Cosa la rende felice?

Il silenzio che trovo in mezzo al mare a bordo di una barca a vela, per me è vitale. Infatti ho comprato anche una casa qui all’Argentario dove posso nutrirmi della stessa quiete sia di giorno che di notte. Guardo il mare a 180 gradi e provo una sensazione di grande respiro, di serenità. Panerai ha 650 dipendenti, la mattina, quando mi alzo, mi guardo allo specchio e penso che dalle scelte che farò dipenderà il lavoro e il futuro di tutte quelle persone e delle loro famiglie. Una responsabilità importante che a volte mi mette di cattivo umore, nonostante uno dei miei amori più grandi sia proprio il lavoro. Ne sono malato, ci penso in continuazione anche se dovrei cercare di dedicarmi di più a me stesso. Non si può spendere la vita a cercare di guadagnare qualche soldo in più e di fare sempre più carriera, non serve a niente.

Si sente libero?
Adesso sì. Su questa magnifica barca al tramonto, mi sento estremamente libero, anzi mi sento una farfalla che fluttua nel vento. (ride)

Anche io, grazie.

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