Olafur Eliasson - Y/our Future Is Now - Credits: © Fundação de Serralves, Porto.
Olafur Eliasson - Y/our Future Is Now - Credits: © Fundação de Serralves, Porto.
Olafur Eliasson - Y/our Future Is Now - Credits: © Fundação de Serralves, Porto.
Olafur Eliasson - Y/our Future Is Now - Credits: © Fundação de Serralves, Porto.
Olafur Eliasson - Y/our Future Is Now - Credits: © Fundação de Serralves, Porto.
Olafur Eliasson - Y/our Future Is Now - Credits: © Fundação de Serralves, Porto.
Olafur Eliasson - Y/our Future Is Now - Credits: © Fundação de Serralves, Porto.
Storytelling

Olafur Eliasson: l’arte dell’impegno

«Immaginate di essere nel futuro, magari tra 30 anni, e di avere la possibilità di scrivere una lettera a voi stessi oggi. Quali consigli vi dareste?»

È con questo incipit che Olafur Eliasson ci racconta della sua ultima fatica Y/our Future Is Now, visitabile fino al 14 giugno 2020 alla Fondazione Serralves di Porto, curata da Philippe Vergne, Marta Moreira de Almeida e Filipa Loureiro. A pochi mesi dalla presentazione di In real life alla Tate Modern, l’artista continua a portare avanti il forte dibattito, fil rouge di tutta la sua arte, riguardo le catastrofiche conseguenze alle quali il nostro pianeta sta andando incontro.

All’interno del museo d’arte contemporanea di Serralves, realizzato nel 1999 dal premio Pritzker Avaro Siza, troviamo installazioni gigantesche, presenze vive e grandiose, tipiche dello stile di Eliasson, che scardinano i canoni dell’arte tradizionale. Cerchi, archi, linee e forme perfette, realizzate grazie a una squadra di più di cento esperti tra artigiani, architetti, storici dell’arte, archivisti, programmatori, amministratori, tecnici scientifici e cuochi, che assistono e seguono l’artista in tutte le sue sperimentazioni.

Dietro a sculture che disorientano e alienano dalla realtà, si cela infatti uno studio attento di leggi fisiche e formule matematiche in tutt’uno con l’ambiente circostante, che spingono lo spettatore a interrogarsi su quali siano i suoi doveri nei confronti della terra che ci ospita.

«Sono sempre stato fortemente attratto dalle scienze e credo molto nel fatto che per comprendere il tempo presente sia necessario conoscere il passato, le sue dinamiche naturali, l’architettura e l’urbanistica; la mia indagine vuole chiarire perché la modernità tenda a dare priorità a certi principi e a certe gerarchie. Oggi il talento più importante è quello di utilizzare le nostre conoscenze per comprendere e risolvere i disastri climatici che si ripercuoteranno sull’essere umano», racconta Olafur.

Y/our Future Is Now si compone di cinque pezzi, il primo ad accoglierci nell’atrio centrale è Yellow forest (2017), una foresta di betulle disposte in cerchio, sovrastata da un anello luminoso giallo che restituisce al fogliame ombre grigie, gialle e nere. Una foresta incantata, un vero organismo vivente che ridefinisce il concetto di spazio e di colore, che muta nel tempo e che rappresenta il punto d’incontro tra la terra e l’essere umano.

Più avanti The listening dimension (orbit 1, orbit 2, orbit 3), una sala dalle pareti ricoperte di specchi, dai quali fuoriescono immense porzioni di anelli che sembrano fluttuare nello spazio. L’effetto generale è disturbante e destabilizzante, le leggi della fisica e dello spazio si annullano; il visitatore vede messo in discussione il confine tra rappresentazione e realtà, tra conoscenza e visibile.

Il dialogo continua poi nel parco esterno con altre tre opere; The curious vortex (2019), un padiglione in acciaio la cui forma s’ispira a quella di un vortice. L’opera intende far riflettere sul ruolo dei musei e delle istituzioni nella società contemporanea, in grado di incanalare pensieri, idee ed emozioni come un mulinello incontrollabile.

Le forme geometriche, la percezione del tempo e dello spazio si ritrovano poi in Human time is movement (winter, spring, summer), tre spirali che si sviluppano come disegni 3D, basate sullo studio delle variazioni della curva Clelia: la curva che traccia la progressione di un punto che si muove simultaneamente lungo una sfera.

Infine Arctic tree horizon (2019), una serie di ciocchi di legno provenienti dall’Islanda, trasportati lì dalle correnti marine e dallo scioglimento dei ghiacciai. In occasione dell’esposizione Eliasson ha raccolto questi tronchi dipingendoli in parte di nero, come fosse catrame, così da portare alla luce problematiche riguardo l’emigrazione e le attuali politiche ecologiche.

Y/our Future Is Now è una conversazione tra esterno ed interno, tra uomo e materia, una relazione indissolubile che richiede una partecipazione attiva del visitatore, che diventa parte integrante dell’esperienza artistica.

«Spero che il viaggio in questa mostra vi abbia fatto percepire quei movimenti, quelle traiettorie individuali che ci attraversano, che ci colpiscono e in qualche modo ci influenzano l’un l’altro» - Olafur Eliasson