Credits: Ph. Giulia Pittioni
A sinistra, Arthur Arbesser; a destra, Eugenio Boer - Credits: Ph. Giulia Pittioni
A sinistra, Fabrizio Cantoni Nelcya Chamszadeh; a destra, Federico Luger - Credits: Ph. Giulia Pittioni
A sinistra, Ginette Caron Masami Moriyama; a destra, Mahmoud Mohammadi - Credits: Ph. Giulia Pittioni
A sinistra, Nazli Yirtar; a destra, Tanya Jones - Credits: Ph. Giulia Pittioni
Storytelling

PhotoVogue Festival: 10 creativi si confrontano sul tema dell’immigrazione

In occasione del Photo Vogue Festival, il festival dedicato alla fotografia di moda promosso da Vogue Italia, dal 15 al 17 novembre presso Spazio Quattrocento, via Tortona 31, Milano, TIMNBY ha presentato Independently Together un progetto ideato e prodotto da The Candybox. Una mostra ideata da Micaela Flenda e Pelin Sozeri che coinvolge dieci creativi immigrati che hanno scelto Milano come loro base per costruire un nuovo futuro. Dalle loro personali esperienze e punti di vista raccontano il tema dell’immigrazione e del viaggio fino a questa loro seconda casa italiana. Immagini, testi, opere e oggetti ripercorrono in mostra sogni e difficoltà. Le curatrici Micaela Flenda e Pelin Sozeri ci raccontano la genesi del progetto.

Partiamo con le presentazioni, volete introdurre brevemente quando e com’è nato il progetto TIMNBY e il percorso che vi ha portato in questi anni a cimentarvi in progetti espositivi e nello specifico in quest’ultimo intitolato Independently Together?

TIMNBY è una piattaforma curatoriale fondata nel 2016 che ha come obiettivo il supporto e la promozione di giovani fotografi e artisti nazionali e internazionali. Attraverso le nostre mostre trattiamo tematiche come la diversità, l’identità, la percezione del corpo e altre questioni legate all’attualità. Il progetto di Independently Together è nato molto spontaneamente da un dialogo sul significato dell’essere straniero nel nostro paese, sull’appartenenza geografica e nazionale oltre che sui tanti cliché che nascono dalla superficialità e dall’ignoranza riguardo il tema dell’emigrazione.

Avete scelto un tema antichissimo quanto attuale e sempre controverso: lo straniero. Si tratta di una condizione che può essere intesa sia dal punto di vista geografico che esistenziale, cos’è per voi lo straniero?

Lo straniero non è un aggettivo stabile, non è di proprietà ma è un aggettivo temporale. Sei straniero in un certo posto e sei straniero per un po’. Siamo spesso "stranieri" in viaggio verso la casa di chi definiamo "straniero" quotidianamente. Pelin Sozeri – project manager di TIMNBY - , è nata e cresciuta a Istanbul e quest'anno festeggia un anniversario particolare che lascia spazio a tante riflessioni sulla sua appartenenza e identità sociale; nel 2018 si trova ad aver vissuto “fuori casa” esattamente la metà della sua vita. Il viaggio, la decisione dello straniero di vivere in un posto diverso dalla sua "hometown", non può essere considerato soltanto come un difficile trasloco fisico. Le persone che decidono di migrare -quasi sempre alimentate da un gran senso di curiosità e apertura mentale- quando si trovano a sistemarsi in paesi diversi rispetto al paese d'origine, portano con sé un bagaglio di colori e idee, abitudini e tradizioni che il "locale" apprende in modo diretto e pian piano fa propri.

Oggi viviamo una frattura che vede un gran numero di persone vivere la diversità come un fattore naturale e un motore positivo, e un’altra parte più protezionista, quasi spaventata e impreparata al confronto con l’altro. Qual è la realtà che vivete voi oggi e che avete scelto di esporre e raccontare con questo progetto?

Il desiderio di Independently Together è quello di riconoscere l’altro, il diverso, prima di tutto come portatore di possibilità positive: le diversità in base all’origine, o meglio le peculiarità di ciascun protagonista, si uniscono per mescolarsi in una comunità contemporanea, cosmopolita e inclusiva. In questi termini la mostra diventa luogo ideale di un attivismo politico propositivo. Trova spazio il riconoscimento della diversità e dell’individualità. Ogni cultura è espressione di identità e per questo viene celebrata e accolta. È proprio dalla volontà condivisa di supportare lo scambio tra culture ed epoche diverse che è nata una bellissima collaborazione con Castello di Ugento, main sponsor dell’iniziativa.

Chi sono gli artisti che avete coinvolto in questo progetto e come hanno portato le loro storie ed esperienze personali nelle fotografie di Giulia Pittoni? E nel percorso espositivo?

I protagonisti di Independently Together sono rappresentanti del mondo dell’arte, della musica, della moda, del design, della comunicazione e dell’alta cucina e attraverso le loro differenze culturali ed etnografiche stanno favorendo quello che può essere definito il nuovo Rinascimento creativo in Italia. Tanya Jones, fashion editor e styling consultant, israeliana; i fondatori di cc-tapis, Nelcya Chamszadeh, nata in Francia e di origini iraniane e Fabrizio Cantoni, italo-inglese; il designer e direttore creativo austriaco Arthur Arbesser; Ginette Caron, lo studio di communication design fondato dalla design director canadese Ginette Caron; Masami Moriyama, giapponese e grafica specializzata in advertising; Nazli Yirtar, turca e content creator per Spotify Italia; l’artista iraniano Mahmoud Saleh Mohammadi; il gallerista venezuelano Federico Luger e infine Eugenio Boer, chef stellato, nato in Olanda, che ha curato tra l’altro la cena di opening giovedì 15 novembre  e grazie alla tecnologia d’avanguardia di Siemens è riuscito a portare l’alta cucina all’interno di uno spazio espositivo.  Il percorso della mostra si sviluppa a 3 livelli: a introdurre il progetto, il saggio di Giovanna Pisacane, una bellissima riflessione sul tema della diversità e dell’inclusione. Il saggio è stato anche il nostro biglietto da visita quando abbiamo contattato i creativi, che si sono ritrovati nelle parole del testo. Al centro, l’allestimento progettato da Fosbury Architecture: 30 plinti in polistirolo creano una climax che sale verso l’alto composta dai ritratti dei creative oggi, in istantanea Lomography, le loro quotes in lingua originale e infine gli oggetti, esposti come opere d’arte di estremo valore. Il progetto nella sua serialità racconta la molteplicità e la diversità delle personalità di ogni singolo creativo. Sullo sfondo le immagini di Giulia Pittioni sono un’esplosione incredibile di colore e geometrie, una reinterpretazione simbolica del valore e delle personalità che gli oggetti in mostra raccontano.

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