Una foto del salone. in primo piano, l’opera/tavolo realizzata da Mario Ceroli per i padroni di casa. Da sinistra, divano lc2 di Le corbusier, Pierre Jeanneret, Charlotte Perriand per Cassina; lampada a braccio 265 di Paolo Rizzatto per Flos; High Back Chair and ottoman di Harry Bertoia e Tavolini di Warren Platner (entrambi per Knoll). Sotto la parete con opere di Mario Ceroli, divano Tuareg di Vico Magistretti per De Padova con Cuscini rivestiti di tessuti vintage; lampada arco di achille e pier giacomo castiglioni per flos. sul muro, un’opera di Gionata Xerra dalla serie the error dominated. - Credits: Foto: Bea De Giacomo
La sala da pranzo comunica con la cucina attraverso una vetrata a filo schermabile con una tenda che scorre dietro l’opera in legno di Mario Ceroli, staccata dalla parete mediante una staffa. Tavolo Tulip di Eero Saarinen per Knoll e sedie di Verner Panton per Vitra e di Hans j. Wegner per Carl Hansen & sØn, modello Wishbone; lampadario Zettel’z di Ingo Maurer. Il mobile sul fondo, realizzato su disegno in legno di olmo, contiene i servizi di piatti e bicchieri. - Credits: Foto: Bea De Giacomo
L’ingresso della casa, con una venere di Mario Ceroli. L’accesso alla zona notte è segnato da una quinta scorrevole in legno di olmo e laminato rosso di abet laminati. anche le porte del corridoio, combinate a elementi fissi di boiserie, presentano lo stesso motivo decorativo. - Credits: Foto: Bea De Giacomo
Veronica Borea Cotellessa seduta al tavolo da pranzo con, alle spalle, la vetrata della cucina. - Credits: Foto: Bea De Giacomo
Storytelling

Punti di Vista

Il mare, l’arte, il teatro, lo spazio. Nell’appartamento tutto esiste con una grazia speciale. Un calore discreto, un’atmosfera lieve e gioviale, che batte il ritmo costante di momenti di vita, incontri, scelte.

Le opere di Mario Ceroli – l’artista prediletto dai proprietari della casa, una coppia di collezionisti d’arte – riempiono le stanze; felici, reali, intense, dialogano con manufatti unici raccolti negli anni, con icone di design del 900 di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Eero Saarinen, Le Corbusier, Vico Magistretti, e con mobili disegnati su richiesta dell’anima gentile della casa, Veronica Borea Cotellessa; un racconto intimo di presenze e significati, che la sensibilità del progettista milanese Marco Romanelli, insieme a Giorgio Bonaguro, Luca Ladiana e Giulio Flore, ha saputo comprendere e esprimere attraverso un progetto di architettura di interni semiotico, fatto di dettagli curati, lirici.

«L’appartamento, all’interno di un palazzo di fine anni 40 a Sanremo, doveva ospitare un ampio spazio affacciato con tre vetrate su una terrazza panoramica, e un’area completamente privata, con tre camere da letto dotate di servizi e guardaroba», spiega l’architetto. «Il nostro desiderio, infatti», specifica Veronica Borea Cotellessa, «era che salone, sala da pranzo e cucina, esposti verso il sole e la costa, fossero in comunicazione, così da poter ospitare sia i momenti di quotidianità della famiglia sia quelli conviviali, con gli ospiti. Ci piace pensare la casa come un luogo aperto di armonia, dove tutti sono i benvenuti».

Un ingresso, contraddistinto dalla presenza di una Venere in legno di Ceroli, stabilisce il punto di incontro tra la zona giorno, a destra, e la zona notte, a sinistra. «Raggiunta una distribuzione funzionale, però, si è deciso di approfondire il disegno», prosegue Romanelli. «Rispetto al passato l’architettura contemporanea ha perso la capacità di lavorare sulle superfici, facendole diventare mute: nessuna ricchezza di profili, niente cornici, niente zoccolature, niente rosoni. Per questo abbiamo deciso di “lavorare sui segni”: lo spazio, persino quello vuoto agli arredi, doveva essere capace di vibrare».

Così pavimenti, soffitti e muri hanno rappresentato nuove opportunità progettuali. A terra, listoni di marmo Striato Olimpico, in un fitto bianco e grigio, connotano con lo stesso codice grafico gli ambienti comuni, mentre sui soffitti fregi in gesso sintetizzano le volumetrie: ripetuti nel salone, raccolti intorno al lampadario di Ingo Maurer nel soggiorno, longitudinali lungo i corridoi; «sono segni leggeri, in grado però di orientare la percezione, di trattenere lo sguardo». Quindi il disegno procede in verticale: le pareti sono quinte neutre per ospitare opere d’arte oppure, nell’entrata e nell’area notte, pannelli in legno di olmo con campiture in laminato plastico rosso funzionanti sia da boiserie sia da porte scorrevoli, per trasformare il sipario fisso degli interni in un palcoscenico, in cui gli abitanti, come attori, si muovono cambiando la configurazione dei decori; o, ancora, sono diaframmi tra stanze contigue, come succede tra la cucina in galleria e la sala da pranzo, con quella tenda corta che scherma la vetrata.

«Qui, più che di un’esigenza, si tratta di un gioco. Un “aperto-chiuso” capace di vivacizzare lo spazio, di creare inattesi effetti», aggiunge l’architetto; un coup de theatre che si realizza compiutamente quando il tessuto scivola dietro l’opera di Ceroli, lasciando il quadro sospeso sulle morbide pieghe. «Vogliamo che gli ambienti siano vissuti senza inibizioni, anche con gli invitati. La grande credenza custodisce servizi di piatti e cristallerie per tavole numerose. E dopo la festa, gli ospiti possono restare a dormire», racconta la padrona di casa, che commenta anche due preziose opere di Mario Ceroli nel salone: «Il tavolo basso è stato realizzato per noi dallo scultore: simboleggia gli elementi tipici di Sanremo: il cielo, il mare, la sabbia. Il quadro Eleusi-Spighe, invece, è un regalo a mio marito Claudio, fatto in un momento significativo della sua vita. L’ho scelto per il valore simbolico, il rimando al ciclo dell’esistenza, ma anche come un augurio: perché il raccolto futuro sia buono».