Richard Artschwager. Mart Rovereto - Installation View - Credits: Foto: Mart_Luca Meneghel
Richard Artschwager. Mart Rovereto - Installation View - Credits: Foto: Mart_Luca Meneghel
Richard Artschwager. Mart Rovereto - Installation View - Credits: Foto: Mart_Luca Meneghel
Richard Artschwager. Mart Rovereto - Installation View - Credits: Foto: Mart_Luca Meneghel
Richard Artschwager. Mart Rovereto - Installation View - Credits: Foto: Mart_Luca Meneghel
Richard Artschwager. Mart Rovereto - Installation View - Credits: Foto: Mart_Luca Meneghel
Richard Artschwager. Mart Rovereto - Installation View - Credits: Foto: Mart_Luca Meneghel
Richard Artschwager. Mart Rovereto - Installation View - Credits: Foto: Mart_Luca Meneghel
Richard Artschwager (Washington, DC, 1923 - Albany, 2013) Door }, 1983-84 Collection of Kerstin Hiller and Helmut Schmelzer, on loan to Neues Museum Nurnberg
Richard Artschwager (Washington, DC, 1923 - Albany, 2013) Search for Tomorrow, 2004
Richard Artschwager Piano grande, 2012 Collezione Prada, Milano - Credits: Photo credit: Robert McKeever
Storytelling

Richard Artschwager al Mart di Rovereto. Gli enigmi della logica

La prima mostra antologica in Italia dedicata a Richard Artschwager (Washington 1923-2013) restituisce alle ampie, estensive sale del Mart di Rovereto una monumentalità trasversale. Una solennità profanata al punto giusto da presentare uno fra i più multiformi esponenti del minimalismo americano, attraverso ottanta opere.

Artschwager ha forgiato un percorso unico nell'arte dai primi anni '50 ai primi del ventunesimo secolo, alterando la comprensione visiva dello spazio e degli oggetti quotidiani che nell’occuparlo, anche oggi, all’interno di una raccolta raffinata, diventano stranamente sconosciuti. Il suo lavoro è stato variatamente descritto come Pop art, a causa della sua derivazione da oggetti utilitaristici e incorporazione di materiali commerciali e industriali; come arte minimale, per le sue forme geometriche e per una presenza solida delle sue sculture; e come arte concettuale, a causa del suo distacco talvolta freddo e speculativo. Ma nessuna di queste classificazioni definisce adeguatamente, sovrapponendosi, pratica e approcci di un artista specializzato nel sovvertimento dei generi. Estraneo a qualsiasi ordinamento. Un artista che ha anche lavorato, fino ai giorni nostri, e questa mostra al Mart lo dimostra, per verificare i livelli di inganno implicati anche nell'illusione pittorica.

Dopo aver conseguito una laurea nel 1948 presso la Cornell University di New York, Artschwager ha studiato sotto l'egida di Amédée Ozenfant, uno dei pionieri dell'astrazione. All'inizio degli anni '50 Artschwager ha iniziato a produrre semplici mobili. Ma a seguito di un rovinoso incendio nella sua officina, alla fine del decennio, ha iniziato a realizzare sculture utilizzando i materiali industriali rimanenti, quindi si è esteso alla pittura, al disegno, all'installazione site-specific e al lavoro fotografico. La prima mostra di Artschwager ha avuto luogo a New York, nel 1959, prima di numerose mostre personali organizzate da Leo Castelli, a partire dal 1965.

Nel suo lavoro, l'esecuzione si manifesta come processo tecnico e meccanico preso a prestito dal mondo della produzione industriale; e alla consequenzialità dei processi produttivi rende un omaggio sospetto, attraverso linguaggi e trasformazioni della realtà esistente, per mostrare quel che soggiace dietro al mercato, quel che anticipa la distribuzione di massa.

Nel percorso al Mart di Rovereto, sotto la curatela di Germano Celant, i diversi nuclei valorizzati mostrano come un foglio anonimo di formica a noce possa essere esso stesso una rappresentazione di un piano in legno; mentre un tavolo o una sedia diventano contemporaneamente mobili, sculture e immagini; oppure, ancora, come un dipinto, una scultura possano trasformarsi in una multi-immagine, in una natura morta tridimensionale. Artschwager mette in primo piano le strutture della percezione, sforzandosi di mistificare il mondo delle immagini, che fisicamente non può mai essere afferrato del tutto. La necessità rigorosa di una confusione, da parte dell’artista americano, è alla base di una ricerca che non abbandona mai definitivamente il mondo degli oggetti e che si focalizza sulle modalità secondo le quali questi influenzino lo spazio da noi occupato.

A Rovereto, dai volumi in legno e formica ai dipinti su celotex, dalle sculture in setole di nylon ai corner piece, il suo ultimo corpus di lavori segna una deviazione dalle sue precedenti serie, con immagini tratte da fonti della cultura popolare che si intersecano, inevitabilmente, a vicende politiche contemporanee. In Italia, fino al 2 febbraio, la mostra sarà poi ospitata nei Paesi Baschi, al Guggenheim di Bilbao, dal 28 febbraio al 10 maggio 2020, portando con sé icone come Door} (1984) oppure il voluminoso Description of Table (1964). Questi lavori, progettuali e lineari restituiscono, in mostra a Rovereto, un'immagine classicheggiante e allo stesso tempo manifatturiera del minimalismo. Artschwager evitata l'omogeneizzazione e il livellamento di una struttura riconoscibile, tanto un’ideale tovaglia quanto il tavolo si uniscono in un involucro singolo e superficiale.

Qui il razionale coincide con l'immaginario, costituendo le basi per una pratica segnata da un equilibrio tra codici e citazioni dell'arte: "Non è scultoreo. È più come un dipinto spinto in tre dimensioni. È una foto di legno. La tovaglia è una foto di una tovaglia. Una sua immagine multipla”. (Richard Artschwager in McDevitt, “The Object: Still Life,” pp. 28–30, 54; reprinted in Richard Artschwager: Texts and Interviews, p. 12). Questi lavori così come la serie dei Counter hanno definito un'arte enigmatica che ha aperto la strada a un approccio né affermato né nascosto, che non ha definito ma mostrato.

L’indefinibilità di lavori come Crates (Archipelago), 1993, esattamente a metà tra l’affermarsi come utensili e come manufatto, portano la mostra del Mart a delinearsi come una spettrografia rituale del lavoro dell’artista americano, che, fra tri-dimensione e bi-dimensione, tra linguaggio umano e linguaggio applicato svela un’insospettabile misura di irrazionalità. Exclamation Point (2010) si presenta, alla vista, come un’affermazione e un’esclamazione, coinvolgendo continuamente anche altre opere della retrospettiva, come i ricorsivi "blps", segni neri simili a punteggiatura, costruiti in vari modi con setole, legno, vernice e crine gommato e disposti nello spazio. Questi hanno lo scopo di rendere l’ambiente nel quale si trovano immediato, per usare le parole stesse dell'artista, più visibile, e offrono anche la possibilità di mettere in pausa e riflettere. In questo mondo anche i segni di punteggiatura diventano l'argomento dei dipinti, come in Untitled (Quotation Marks) (1980), dove due virgolette che racchiudono lo spazio vuoto, commento sull'appropriazione e l'allusione, segno di un sentimento solidificato, nei confronti del mondo dell'arte.

.