Rossana Orlandi tra Tall Green Cactus di Benedetta Mori Ubaldini, ricavato da reti da pollai, e paraventi di Massimo Locatelli fatti con bottiglie riciclate (Ro Plastic-Master’s Pieces, 2019). - Credits: Foto: Sara Magni
Installazione di Arsenio Rodriguez, con bottiglie di plastica, finalista del Plastic Prize 2019. An installation of plastic bottles by Arsenio Rodriguez, a finalist for the 2019 Plastic Prize. - Credits: Foto: Sara Magni
Sedie Navy di Emeco (alluminio ricilato) e sedie Chubby ricavate da frigoriferi in disuso. - Credits: Foto: Sara Magni
Prototipo di chaise-longue Alex di Alessandro Mendini per Wet Italia, in plastica ricilata Ecopixel (Ro Plastic Master’s Pieces, 2019). - Credits: Foto: Sara Magni
Storytelling

Il futuro del design secondo Rossana Orlandi

Tra chi opera nel mondo del design ben pochi possiedono una visione del futuro più chiara di quella proposta da Rossana Orlandi. La rinomata abilità di questa gallerista milanese nell’individuare talenti sconfina nel mistico. «Mi lascio guidare dall’emozione», dice di questo suo sesto senso, che ha lanciato la carriera di nomi come Formafantasma e Piet Hein Eek. «Non c’è calcolo né strategia». È risaputo che il tocco della bacchetta magica di Rossana Orlandi può fare la fortuna (o il suo contrario) della carriera di un designer: l’ingresso nella sua cerchia rarefatta è quasi sempre garanzia di un più ampio riconoscimento a venire. Da qualche anno, però, con il mondo che sembra sempre più vicino al punto di ebollizione, il successo commerciale non ha più il gusto di un tempo.

«Non posso restare indifferente di fronte al disastro ambientale», ammette, preoccupata. Non potendo più accontentarsi di determinare il canone del design da collezione, Rossana Orlandi ha cominciato a interessarsi a quella che ai suoi occhi è una delle questioni che definiscono la nostra epoca: i rifiuti di plastica.

Con lungimiranza, ha lanciato RoGUILTLESSPLASTIC (ovvero plastica senza colpe), progetto internazionale che comprende il Ro Plastic Prize, una serie di mostre e riconoscimenti (alla sua seconda edizione) che punta a valorizzare gli usi creativi dei rifiuti in plastica. «Questo materiale è troppo importante per poter essere abbandonato da un giorno all’altro: basta guardare il settore medico-ospedaliero. RoGUILTLESSPLASTIC ha l’obiettivo di stimolare il mondo del design al riutilizzo della plastica, a partire dai rifiuti delle industrie. La decisione di fare qualcosa al riguardo mi è venuta dopo aver passato una giornata in spiaggia con i miei nipotini», spiega, ricostruendo l’origine di questa sua nuova impresa come curatrice.

«La sabbia era cosparsa di rifiuti di plastica colorata, portati dalle onde. Abbiamo cominciato a usarli per giocare e costruire sculture. È stato quello il momento in cui ho pensato: perché non chiedere a artisti e designer di utilizzare plastica riciclata per i loro lavori? Servirebbe, da un lato, a ridurre i rifiuti nell’ambiente e, dall’altro, a mostrare nuovi modi di riciclarli».

Decisa a «dimostrare le infinite potenzialità della plastica riciclata», ha lanciato il suo progetto alla vigilia del Salone del Mobile 2019. «Ho organizzato il Ro Plastic-Master’s Pieces, con la partecipazione di 26 designer e architetti da tutto il mondo che hanno dato, per la prima volta, una loro interpretazione del tema della plastica riciclata e riutilizzata». Tra i grandi nomi che hanno partecipato alla mostra figurano alcuni celeberrimi amici di Rossana Orlandi come Jaime Hayón, Patricia Urquiola, Barnaba Fornasetti e Marcel Wanders. Essere all’avanguardia, però, comporta anche dei problemi. «Quando ho messo in piedi questo progetto nel 2018, ho ricevuto molte critiche», spiega. «Erano poche le aziende pronte a questo cambiamento. Oggi, però, in un breve volgere di tempo, vedo con grande soddisfazione che anche le multinazionali stanno seguendo le indicazioni dei designer per creare nuovi materiali e oggetti in plastica di riuso».

E, mentre il fenomeno si diffonde, «lo scopo della seconda edizione rimane lo stesso, ma stiamo estendendo l’idea a altri materiali», dice, a proposito dei mutati criteri per la partecipazione all’iniziativa, che si terrà di nuovo al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. «Lo stesso discorso vale per l’evento Master’s Pieces: quest’anno ho invitato designer, architetti e creativi a cimentarsi nella costruzione – mediante riuso di vari materiali di scarto, non solo plastica – di interi spazi abitabili, che costituiranno il TrashFormation Village».

Anche il Plastic Prize si è evoluto, continua: «Le candidature sono più che raddoppiate, con 800 progetti in rappresentanza di cinque continenti». Infine, ci sarà anche un’inedita “Hall of Waste” (sul modello delle halls of fame), curata da Nicoletta Orlandi Brugnoni, la figlia di Rossana Orlandi. «La Hall of Waste è dedicata alle organizzazioni e alle aziende impegnate nel riciclo di materiali, non solo a fini commerciali, bensì anche e soprattutto a fini educativi e di utilità pubblica». Anche la sede è stata scelta con attenzione, spiega. «È un grande onore poter collaborare di nuovo con Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo della Scienza. Perseguiamo gli stessi obiettivi – noi con un approccio più creativo e artistico, loro con un taglio più tecnologico e scientifico – e cerchiamo di sensibilizzare il pubblico sull’importanza di cambiare gli stili di vita per quel che riguarda i materiali, il loro consumo e la loro dismissione al fine di salvaguardare il futuro del pianeta».

Al centro dell’opera di Rossana Orlandi c’è un limpido sguardo rivolto al futuro, e la sua famiglia, da questo punto di vista, è in primo piano. Si guarda alle nuove generazioni con ottimismo, e per questo sua figlia, Nicoletta Orlandi Brugnoni, è coinvolta nella nuova avventura. «Mi ha aiutato a creare il progetto RoGUILTLESSPLASTIC. Nicoletta, giovane madre di due figli, è molto impegnata nella salvaguardia dell’equilibrio naturale. I giovani sono attenti, hanno una grande consapevolezza di questo grave problema», osserva. E aggiunge saggiamente: «Ci sono tante cose che possiamo imparare da loro».

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Articolo pubblicato sul numero di aprile/maggio di ICON DESIGN, disponibile anche in versione digitale.