Sara Ferrari
Storytelling

Sara Ferrari, tra ricerca e contaminazione

Mariacristina Ferraioli

Sara Ferrari (classe 1981) è una designer che vive e lavora a Brescia. Ha vissuto, però, per molto tempo all'estero, in particolare a Londra e in Olanda. Nonostante la giovane età, la designer ha già collaborato con numerose aziende e ha vinto prestigiosi premi come: il Good Design Award nel 2014 con il progetto della stufa a pellet MIA, realizzata per l’azienda Olimpia Splendid e il terzo posto al YOUNG&DESIGN 2015 con il progetto della lampada Libra.

La sua ricerca, in continua evoluzione, spazia dai complementi d'arredo all'oggettistica per la casa e alle lampade ed è caratterizzata da una attenzione costante nella scelta di materiali.

L’ironia e il paradosso sono due elementi cruciali nella ricerca di Sara Ferrari. Esemplari sono prodotti come Alla Goccia, un set di cicchetti dalla forma all’ingiù che una volta riempiti non possono essere più appoggiati se non prima svuotati del loro contenuto, o Mr Piggy, un salvadanaio realizzato per non avere una durata definita ma pensato per rompersi in un momento casuale.

Abbiamo incontrato Sara a Milano per farci raccontare la sua ricerca tra passione e contaminazione.

Come e perché hai scelto di diventare designer?

Non ho mai realmente scelto. È successo un po’ per caso. Ormai ho una risposta standard per questa domanda che mi sento chiedere spesso: “è stato come andare ad un appuntamento al buio e incontrare l’uomo della mia vita”. C’è stato un momento in cui ho capito che volevo smettere di essere un’impiegata amministrativa, per ovvi motivi. Una cara amica mi disse che avevo buongusto e forse la moda o il design potevano essere delle strade alternative. Quando ho lasciato il mio lavoro e ho ripreso a studiare non sapevo nemmeno che cosa significasse “design industriale”. Poi, piano piano, ho capito. E soprattutto ho capito che in realtà il buongusto conta, ma solo in piccola parte. Il design è ben altro. Mi ci sono voluti molti anni per sapere in che modo prendere e come fare mio questo mondo dalle troppe sfaccettature, ma credo di poter dire di essere a buon punto.

Parliamo un po’ di icone del design. C’è un pezzo che ha, almeno all’inizio, influenzato la tua ricerca e, se si, in quale modo?

Quando ho studiato storia del design, sono rimasta molto affascinata dal lavoro dei fratelli Castiglioni. Di loro mi piaceva che ci fosse sempre un motivo, un perché, spesso nascosto nei dettagli, per la progettazione di un determinato oggetto; delle ragioni da cercare e per cui rimanere stupiti. Trovo tutt’ora molto affascinante e d’ispirazione andare a visitare la Fondazione Achille Castiglioni. È un luogo magico.

Quali sono gli elementi-chiave intorno ai quali si muove la tua ricerca?

La mia ricerca si basa sul significato degli oggetti e sul perché della loro esistenza. Quando devo disegnare qualcosa analizzo prima di tutto cos’abbia significato nel tempo. Poi valuto quali nuovi significati potrebbe avere in futuro. Il motivo è migliorare ed aggiornare la raison d’être degli oggetti, che non sempre è la mera funzione, anzi. Mi piace molto, ad esempio, che gli oggetti veicolino messaggi.

Cosa rende, a tuo avviso, un progetto un successo commerciale?

Il punto di partenza. Credo che l’importante sia il non partire pensando di disegnare un oggetto di successo, un oggetto che venda. Se il punto di partenza progettuale è forte, eticamente corretto, ricco di valori e pensato per il bene delle persone, del pianeta, e quindi di rilievo per un futuro migliore, allora il risultato sarà un prodotto di successo, punto. Poi arriverà di conseguenza, inevitabilmente, anche quello commerciale.

Una delle sfide di maggiore attualità per un designer è quella della compatibilità ecologica. Quanto è importante questo elemento nella tua ricerca?

Credo che un progettista, e di riflesso ogni progetto, debbano portare rispetto: rispetto per le persone per cui si disegna, rispetto per chi sarà parte del percorso progettuale e produttivo e rispetto per il luogo a cui il progetto è destinato. Disegnare in modo eco-sostenibile per me non significa solo utilizzo di materiali “bio”; oggi giorno questo tema è diventato più uno strumento di marketing che altro.

Un’ultima curiosità: entriamo idealmente nella tua casa o nel tuo studio, quali sono gli oggetti di design che ti accompagnano nella tua vita quotidiana?

Mi fai questa domanda a pochi giorni dal mio ultimo trasloco, mammamia, ho davvero un sacco di cose. Più che oggetti di design però, mi piace circondarmi di oggetti che hanno un significato importante per me. Ho dei tulipani gonfiabili, per esempio, che mi regalò la mia migliore amica quando ancora vivevo a Londra. Li avevamo visti in un bar e mi erano piaciuti molto. Mi aveva colpita particolarmente che Chiara avesse fatto di tutto per riuscire a trovarli e regalarmeli. Mi hanno seguita in ogni trasloco, e ne ho fatti tanti! Londra, Brescia, Rotterdam, Amsterdam, Milano e ora ancora Brescia. Una delle prime cose che faccio, quando entro in una nuova casa, è aprire gli scatoloni, tirar fuori i tulipani, gonfiarli e metterli al centro del tavolo, se ce n’è uno…credo rappresentino ormai il mio “sentirmi a casa”. Mi piace anche circondarmi di oggetti firmati da amici, ho ad esempio molti oggetti disegnati da Alessandro Zambelli per Seletti, il prototipo di un porta candele di Stefano Soave, gli orologi di Denis Guidone, bicchieri e brocche di Massimo Lunardon. Pensa, ho un bicchiere che Massimo ha disegnato ad hoc per me e una mia amica, che compiamo gli anni lo stesso giorno: un bicchiere doppio che racconta di noi, lei artista e io designer. Se parliamo di icone di design, mi fanno compagnia da tempo la Lampadina di Castiglioni, la Mayday di Grcic, un piccolo vasetto di Ron Gilad, e tante miniature, tra cui quelle della collezione Vitra. Ah, e non dimentichiamoci di BACO e di Tea table, sai quel divano e quel tavolino disegnati da una certa Sara Ferrari?

Mia - Stufa in Pellet personalizzabile per Olimpia Splendid.
Mia - Stufa in Pellet personalizzabile per Olimpia Splendid.
Tea Tables - Tavolino contenitore per DURAME
Tea Tables - Tavolino contenitore per DURAME
Tea Tables - Tavolino contenitore per DURAME
Alla Goccia - set di bicchierini
TIU (Time Is US) - orologio da parete
BACO - divano prodotto da D3co realizzato al 100% in materiali naturali
Libra - lampada a sospensione per Way Point - 3° posto Young&Design Award 2015
Doing Time - orologio a parete
Doing Time - orologio a parete
Tratto - sedia in tessuto costumizzato prodotto da Rubelli per Molteni&C
Mr. Piggy - salvadanaio
The fridge calendar - calendario magnetico
Veda per Carpet Edition- tappetto ispirato ai disegni all'hennè sulle mani delle donne indiane
Mesh - centrotavola
Pierre&Marie disegnato per D3co - coppia di divani in versione maschile e femminile
Places
Il Goetheanum di Rudolf Steiner
Products
Cantori - Twist: il design s’intreccia con l’eleganza
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