L'artista scozzese Sarah Graham, nata nel 1973 a Edimburgo, vive e lavora a Chelsea, Londra. - Credits: Foto: Dan Wilton
 Nello studio di Sarah, sul cavalletto, un dipinto di bambù su carta nepalese. Il tappeto è dei designer Chester e Toby Jones, le poltrone sono GE-270 vintage di Hans J. Wegner. - Credits: Foto: Dan Wilton
Nel mezzanino, la collezione di libri Penguin vintage dalle copertine arancioni. Al centro, la fotografia Sandy and Agar, Big Sur di Hunter S. Thompson, scattata nello stesso luogo dove Sarah si è sposata. - Credits: Foto: Dan Wilton
Storytelling

Sarah Graham: ritrarre la natura

«Se dovessi scegliere un colore per il resto della mia vita sarebbe lo sludge, il colore della fanghiglia verde-marrone». Tra tutte le tonalità dello spettro cromatico, l’occhio di Sarah Graham è attratto da quelle naturali, tenui e delicate, le stesse che si trovano all’interno di un museo di storia naturale o in un negozio di antichità.

La pittrice scozzese che ha scelto Chelsea, Londra, come base per la sua casa e per il suo studio – «non sarebbe pensabile avere i due separati quando sei anche mamma di due figli e devi correre tra scuola, uffici e lavoro» – è affascinata dalla “patina” che evocano gli oggetti, dal filtro che la storia imprime come segno delle loro precedenti destinazioni.

L’attrazione per le cromie della terra e per le cose vetuste attraversa gli ambienti della casa e dello studio in una disseminazione continua d’indizi. «Tutta questa spazzatura – rubbish – che vedi mi serve per attivare il mio spirito creativo, per raggiungere la “zona” dove si attiva il processo di lavoro e che mi porta a dipingere. Sono oggetti e strumenti di anatomia, entomologia, cosmologia, che contribuiscono a innescare la mia immaginazione; ciò che mi accende è vedere un oggetto il cui fine primario è scientifico ma che ha anche una qualità visiva estetica». Immersa in questa camera delle meraviglie, Sarah Graham disegna e dipinge grandi magnolie, piante tropicali o scarabei giganti, rifacendosi alle tecniche dello sfumato e della grisaille e senza mostrare il tratto della mano nella pennellata, perché i disegni conservino un mistero d’epoca rinascimentale o della tradizione nordeuropea, come in Albrecht Dürer.

Leggi l'articolo completo sul nuovo numero di Icon Design.