Daniel Arsham e Alex Mustonen, fondatori dello studio Snarkitecture, immersi nelle palline di plastica dell’installazione The Beach, che dal 2015 è in “tour” per il mondo. - Credits: Ph. Jeremy Liebman
Alle pareti dello studio di New York, alcuni oggetti progettati da Daniel e Alex. - Credits: Ph. Jeremy Liebman
Sulla mensola Shelve (2012) i vasi Positive (2016), per l’azienda di ceramica inglese 1882 Ltd. - Credits: Ph. Jeremy Liebman
A sinistra, sulla mensola, il calco della scarpa Nike Air Jordan utilizzata per disegnare il negozio Kith di NY. Sotto, uno dei prototipi realizzati in studio. - Credits: Ph. Jeremy Liebman
Gli spazi dello studio Snarkitecture (che prende il nome da La caccia allo Snark di Lewis Carroll) sono pieni di esperimenti e propotipi progettati da Daniel Arsham e Alex Mustonen. - Credits: Ph. Jeremy Liebman
Una delle tante zone in comune, utilizzata sia dai collaboratori di Snarkitecture, sia dai collaboratori di Daniel che, in parallelo, segue progetti come artista. - Credits: Ph. Jeremy Liebman
Daniel Arsham - Credits: Ph. Jeremy Liebman
Nel 2014, i due fondatori di Snarkitecture hanno incluso tra i partner dello studio, l’architetto newyorkese Ben Porto. - Credits: Ph. Jeremy Liebman
Storytelling

Snarkitecture: esplorare i confini tra arte e architettura

Snarkitecture è uno studio nato nel 2008 dalla collaborazione tra Daniel Arsham e Alex Mustonen, quando ancora studiavano, rispettivamente, arte e architettura alla Cooper Union for the Advancement of Science and Art. Dalla sua sede di Long Island City, New York, lo studio (che ora ha un terzo socio, l’architetto Ben Porto) non ha mai smesso di sondare i confini tra arte e architettura e sfidare le aspettative dei fruitori reinterpretando l’ordinario in modi sottilmente spiazzanti. Tra i progetti più recenti di Snarkitecture figurano installazioni di grandi dimensioni come The Beach (2015), costituita da un “oceano” di più di un milione di sfere di plastica, e Loop (2017), realizzata per il marchio di abbigliamento Cos, a Seul in Corea del Nord, che richiede a chi osserva di lasciar cadere delle biglie bianche su una pista continua a più livelli, ma anche Playhouse (2017), un padiglione all’aperto realizzato nell’ambito di Exhibit Columbus, dove una prospettiva forzata crea bruschi cambiamenti di scala per sottolineare come quasi tutta l’architettura sia pensata per gli adulti piuttosto che per i bambini. Lo studio ha anche progettato numerosi interni e installazioni per numerosi brand, come il multimarca streetwear Kith e il marchio di pelletteria di lusso Valextra, e prodotti, come il tavolo Slab (2010), con il ripiano liscio e il lato inferiore «topografico», Broken Mirror (2010) per Gufram, uno specchio inserito in una cornice di schiuma dai bordi interni frastagliati che, riflettendo creano un’illusione di maggiore profondità; o ancora, Topographies (2017) per Calico Wallpaper, creato a partire da strati di carta frastagliata e lacerata in modo da creare un paesaggio tridimensionale, passato poi allo scanner e stampato, e il cuscino in marmo sagomato sulla forma esatta delle cuffie stereo Beats by Dre Studio (2014).

Dopo la recente uscita di Snarkitecture (ed. Phaidon), il primo libro che raccoglie i lavori dello studio, dal 4 luglio al 3 settembre alla Great Hall del National Building Museum di Washington D.C. aprirà le porte Fun House, la prima mostra, curata da Maria Cristina Didero, che re-immagina l’idea di abitazione tradizionale attraverso una serie di sale interattive e attività all’aperto, progettate dallo studio newyorkese.

Potete spiegare com’è strutturato il vostro studio?

AM All’inizio eravamo solo noi due in una stanza vuota, con un’idea di architettura come spazio collaborativo. Adesso, iniziamo a lavorare sui nostri progetti sedendoci intorno a un grande tavolo. Tutti partecipano alla fase inziale, poi ognuno gestisce i propri progetti. Vogliamo che tutti sentano il lavoro come una cosa che gli appartiene.

DA Lo spazio dello studio è suddiviso in due parti: una per Snarkitecture, l’altra per il mio studio artistico. In ognuna delle due metà lavorano circa dieci persone, e all’ora di pranzo non c’è più posto al grande tavolo. Snarkitecture è nata dai progetti che abbiamo seguito dopo esserci laureati alla Cooper Union: io avevo bisogno di un architetto per un progetto, ed è così che Alex e io abbiamo cominciato a collaborare.

Questa coabitazione fra Snarkitecture e il laboratorio artistico di Daniel dà luogo a sinergie e influenze reciproche o le due attività sono separate?

AM Noi le vediamo come due cose separate, ma i punti di contatto sono innegabili, dato che Daniel è coinvolto in entrambe.

DA Nel campo dell’architettura c’è una grande professionalità nella produzione, un’attenzione al dettaglio, che il mio studio ha sicuramente mutuato da Snarkitecture. Abbiamo in programma, ad esempio, un vero e proprio progetto architettonico per una mostra d’arte. L’influenza, però, è biunivoca: molti architetti non dispongono di una struttura per la realizzazione e produzione dei propri progetti, e per questo aspetto Snarkitecture ha potuto contare sul mio studio.

Per parlare di un esempio specifico di sinergia, mi domando se i vostri progetti per i negozi multimarca Kith – che prevedono centinaia di calchi di Nike Air Jordan (uno dei tanti brand in vendita) – non abbiano influito sul fatto che poi Daniel ha disegnato delle vere sneakers per Adidas.

DA Con l’intensificarsi dei rapporti tra Snarkitecture e Kith, ho avuto modo di lavorare a stretto contatto con le altre aziende che collaborano con questo marchio, tra cui Adidas, appunto. Queste aziende non avevano particolari esperienze di lavoro con artisti, ed è stato Ronnie Feig, il proprietario di Kith, a stabilire il contatto.

Come descrivereste l’evoluzione del lavoro di Snarkitecture nel corso dell’ultimo decennio?

DA Siamo partiti con l’intenzione di sovvertire l’idea dei materiali, di creare installazioni temporanee con cose già presenti sul posto. Di recente, però, stiamo privilegiando progetti concepiti da zero, come con Kith e Cos.

AM Abbiamo trovato un nostro spazio creativo operando per contrasto all’ambiente architettonico. Abbiamo giocato con la banalità e con elementi generici. Un’idea che ha incontrato un favore crescente è quella secondo cui l’architettura può essere coinvolgente e fruibile per un pubblico vasto. La gente ci chiede di essere più sperimentali nel nostro approccio e cerca un coinvolgimento tattile, l’interazione. Il 2008, l’anno in cui abbiamo fondato il nostro studio, è lo stesso in cui è stato inaugurato Twitter, ragion per cui la nostra attività si è sviluppata di pari passo con i social media. Quando abbiamo collaborato con Beats by Dre, abbiamo incontrato ragazzini di tredici o quattordici anni interessati a quello che stavamo facendo e abbiamo visto in che modo la gente documentava e condivideva le esperienze negli spazi da noi progettati.

DA Kith ci ha portato in un mondo per noi nuovo, con un pubblico formato perlopiù da giovanissimi, e ora sappiamo che cosa li appassiona. Può darsi che non siano interessati alla complessità del nostro lavoro, ma noi non ci consideriamo  architetti tradizionali – io mi sento più artista, ad esempio – e non cerchiamo di fare architettura per architetti.

AM Non vogliamo specializzarci troppo e non vogliamo neanche limitarci al lavoro di designer commerciali: preferiamo un approccio generalista, aperto al lavoro su diversi livelli di scala.

Questa primavera è uscito il vostro primo libro. Potete dirci com’è strutturato?

DA Si concentra soprattutto sul processo di lavoro: nel nostro campo c’è tanta elaborazione, tanto pensiero, insieme a tanti inevitabili errori.

AM Ci siamo posti l’obiettivo di mostrare da un lato i nostri lavori finiti, dall’altro lo studio, quel che succede dietro le quinte. Le opere sono proiettate in uno spazio immaginario compreso tra “non arte” e “non architettura”.

DA Vogliamo che si pensi in modo diverso all’ambiente costruito. Diamo il nostro contributo introducendo l’aspetto ludico nell’architettura.

AM L’architettura per noi è divertimento.

DA Una disciplina che di solito non è divertente. Noi aggiungiamo elementi non associati all’architettura, come il gioco, e su questo punto siamo di una serietà estrema.

News
Icon Design di luglio e agosto
Storytelling
Il lessico kantiano secondo l'information design: Valerio Pellegrini
You may also like
Think Next: la creatività che innova il futuro

Think Next: la creatività che innova il futuro

Un incontro sui trend del cooking nella Svizzera di Franke: ospiti di fama internazionale, idee e creatività per inventare il mondo del food di domani
Un micro-appartamento spunta su eBay

Un micro-appartamento spunta su eBay

Già svelato durante il Salone del Mobile nell’aprile 2017, ecco il progetto dello studio sloveno OFIS. All’asta a partire da 5mila sterline
In Viasaterna, sospesi tra l’arte e la vita

In Viasaterna, sospesi tra l’arte e la vita

Dino Buzzati l’ha sognata, magica e remota. Irene Crocco l’ha trovata e trasformata in una casa-galleria. Dove l’amore per la bellezza s’intreccia con l’ospitalità
Il nuovo store meneghino di Atelier VM

Il nuovo store meneghino di Atelier VM

È il secondo punto vendita in città del marchio di gioielleria fondato da Marta Caffarelli e Viola Naj-Oleari vent'anni fa. A firmarlo è lo studio CLS Architetti
Appendiabiti in stile minimal

Appendiabiti in stile minimal

Il marchio scandinavo Moebe presenta Wall Hook, un elemento funzionale dal look essenziale progettato per appendere cappotti, borse e accessori
Il Festival della Fotografia Etica, a Lodi

Il Festival della Fotografia Etica, a Lodi

Quattro settimane di appuntamenti e incontri dedicati al mondo della fotografia. Dal 6 al 28 ottobre