Totem no. 18, 1966. Terracotta e quercia. Collezione George Lindemann
Ettore Sottsass, Mobili Grigi. Aromatico, Malatesta, Unisex, Piquattro, Poltronova, 1970, - Credits: Photo Alberto Fioravanti, Ettore Sottsass jr.
Totem, ceramica. Collezione Al Elber.
Multifunktionales Möbel, 1979. Collezione the Gallery Mourmans, Maastricht, Olanda.
Storytelling

Sottsass l’americano. Intervista con Gean Moreno

L’America di Sottsass è tante cose: lo studio di George Nelson, gli autori della Beat Generation a San Francisco, il ricovero all’ospedale di Palo Alto, il MoMA di New York, le case in California e alle Hawaii progettate con Johanna Grawunder. Eppure per Gean Moreno, co-curatore con Alex Gartenfeld della mostra Ettore Sottsass and the Social Factory all’Institute of Contemporary Art di Miami fino al 6 ottobre, molto ancora deve essere indagato.

Potresti spiegare il titolo della mostra e perché dovremmo guardare al lavoro di Sottsass per analizzare i momenti storici e gli aspetti sociali dell'ultima metà del secolo scorso?
Abbiamo preso in prestito il concetto di “fabbrica sociale” che il teorico Mario Tronti sviluppò allʼinizio degli anni 60. Il termine descriveva il modo in cui la produzione e la creazione di valore si spostavano oltre lo spazio della fabbrica e si diffondevano nella società. Una metafora avvincente se consideriamo lʼavvento delle tecnologie digitali partecipative e il modo in cui i dati che lasciamo siano stati monetizzati.

La mostra è divisa in quattro sezioni. Quali sono le caratteristiche principali e in che modo i pezzi selezionati le riflettono?
Il criterio è cronologico. Una sezione è dedicata agli anni 60 a cominciare dai Superbox, dalle opere prodotte per Poltronova fino ai totem in ceramica di questa decade. Il secondo periodo prende in esame i progetti speculativi e utopici degli anni 70 – le metafore, i disegni de Il Pianeta come Festival, le unità prodotte per la mitica mostra del MoMA del 1972. La terza sezione è incentrata sugli oggetti prodotti con Alchimia e le collezioni di Memphis. Quella finale è dedicata agli ultimi lavori, dai primi anni 90 fino al termine della sua vita.

In che modo la relazione tra design e impiego dei materiali nel lavoro di Sottsass si è evoluta nel tempo?
La mostra ruota attorno alla tipologia dellʼarmadio. Questa scelta ci ha permesso di seguire una linea ma ci ha pure limitato nei materiali e nei media. Tuttavia si evince un percorso che include lʼimpiego di elementi sintetici nelle prime opere – lʼautomazione stava iniziando a modificare i rapporti di lavoro allʼinterno della fabbrica – fino a quelli più rarefatti, tipici di quando la produzione si spinse oltre le mura degli stabilimenti, per aprirsi, diffondendosi, in diverse direzioni.

Sottsass continua a essere un riferimento culturale per molte generazioni. Quali aspetti della sua ricerca consideri stimolanti per la contemporaneità?
Due aree fertili non sono ancora state esplorate. La prima riguarda Sottsass in relazione al mutamento delle condizioni di lavoro. È lui a inventare lʼidea del libero professionista, del freelance, e lo fa alla fine degli anni 50. Il suo legame professionale con Olivetti è diventato il prototipo di come molti di noi lavorano oggi. Quello che per Sottsass rappresentava unʼimportante possibilità di autonomia e libertà, ora ha portato invece i rapporti con il datore di lavoro a sostanziali cambiamenti all’insegna della precarietà. L'altro punto riguarda quanto l’opera di Sottsass rifletta le trasformazioni introdotte dallʼavvento delle tecnologie digitali e dellʼautomazione diffusa.

Negli ultimi anni, molte esposizioni e libri sono stati dedicati a Sottsass. In che modo la tua mostra contribuirà a questo dibattito?
Sottsass è stato molto fortunato ad avere così tante persone interessate al suo lavoro. La maggior parte delle pubblicazioni si è concentrata sulla sua crescita intellettuale e sul ruolo che ha ricoperto nella storia del design. Penso ci sia ancora spazio per concentrarsi sulle relazioni tra le sue visioni e i grandi cambiamenti sociali del secolo scorso.

Puoi descrivere il contributo del lavoro di Sottsass nella cultura americana durante la sua vita e dopo la sua morte?
Sottsass deve ancora essere scoperto dal pubblico americano. Questa è la terra del pragmatismo, degli Eames, dellʼaeronautica e dei think tank. Purtroppo molte delle espressioni più idiosincratiche dellʼultimo mezzo secolo sembrano essere state lasciate sul ciglio della strada dalla burocratizzazione della cultura.

Il catalogo include una serie di saggi inediti. Cosa dell’opera di Sottsass non è ancora stato sufficientemente indagato?
Dopo le analisi sul suo percorso intellettuale e sul suo posto nella storia del design, è ora di inquadrare Sottsass in un contesto più ampio. Le sperimentazioni degli anni 70 coincidono con lo sgretolarsi di alcuni ideali della Sinistra tra terrorismo e lotta politica; il ritorno alla creazione di oggetti con l’esperienza di Memphis accade contemporaneamente a una tendenza verso la Destra. Infine il suo lavoro post-Memphis intercetta lʼemergere delle tecnologie digitali. In questo senso il catalogo non è solo una documentazione della mostra ma un volume che raccoglie ricerche e interpretazioni di oltre una dozzina di studiosi e curatori.