Un ritratto di Margherita Ratti nel suo appartamento di Parigi (Credits: Achim Atzius)
In una nicchia, foto di famiglia e libreria personale. La lampada Sunset di Alban le Henry è uno dei tanti prototipi dei progetti prodotti da Great Design che Margherita tiene in casa (Credits: Achim Atzius)
Ganci da parete Hooks e Heights Bench di Alban Le Henry (Credits: Achim Atzius)
Appesi al muro della galleria, arazzo Dunoon e simbolo in ferro Paarden Eiland di Celia and Hannes (Credits: Achim Atzius)
Frugal Collection di Celia & Hannes alla Great Design Gallery. La mostra è il risultato di un workshop a Cape Town. La galleria è stata inaugurata nel settembre 2014 (Credits: Achim Atzius)
Panca prototipo di Alban le Henry, foto in b/n di Carlo Bonfà, lampada Vele di Achille Castiglioni. S’intravedono Panton Chair rivisitata da Alberto Meda e vaso di Ettore Sottsass (Credits: Achim Atzius)
Un angolo della cucina. Sotto la grande opera di Pierre Huyghe, una foto di Margherita da bambina scattata da Ico Parisi. Coppia di taglieri e disegni preparatori per l’opera Hooks di Alban le Henry. Sale e pepe di Ettore Sottsass (Credits: Achim Atzius)
Storytelling

Storie di designer: Margherita Ratti

Margherita il mondo l’ha visto. Il suo viaggio è incominciato a Como, dove vive la sua famiglia e viveva suo padre, l’elegante e fantasioso Alfredo Ratti, genio dell’arte florale all’italiana ma anche ideatore, curatore, editore di numerose mostre e produzioni dedicate ad artisti-maestri. Fin da piccola Margherita ha saputo leggere e ascoltare i discorsi degli amici di papà, designer e artisti tra cui Bruno Munari, Ico Parisi, Gianni Colombo, durante le cene o all’inaugurazione delle esposizioni nella galleria del Circolo Culturale RS delle serre Ratti. Come ama mostrare sulla foto appesa alla parete della sua cucina, Margherita ha fatto i suoi primi passi nel settembre 1975, durante la mostra itinerante sul lago di Como del Group de Recherche d’Art Visuelle, organizzata dal padre: ogni giorno un battello approdava su una nuova sponda offrendo agli esperti e ai curiosi il meglio dell’arte cinetica e programmata, nata proprio in quegli anni.

Margherita ha deciso di ormeggiare nel quartiere del Canal Saint-Martin quindici anni fa. Era arrivata a Parigi per iscriversi a un master per giovani curatori alla Sorbona, dopo essersi laureata in architettura al Politecnico di Milano con una tesi transdisciplinare diretta da Beppe Finessi, intitolata Tra i corpi: 100 esempi presi dal mondo dell’arte per vedere l’architettura diversamente. La passione “genetica” per l’arte l’aveva già condotta, dopo un master alla Domus Academy, ad affiancare Michelangelo Pistoletto a Cittadellarte. Il suo interesse per l’arte è sincero, fa parte di un equilibrio nomade frutto dell’eredità, non solo intellettuale, della famiglia. Margherita non desidera possedere e non ama la logica della collezione. Non a caso il suo interesse principale in ambito artistico gravita intorno alle istallazioni ambientali dell’arte visiva degli anni ’60, dove lo spettatore diventa parte integrante dell’opera d’arte.

Nel settembre 2014, dopo aver diretto la Galerie Italienne e il polo di comunicazione dello studio parigino d’architettura LAN, è giunta l’ora per Margherita di rendere omaggio alla tradizione familiare e dedicarsi al lavoro costante di catalogazione e sistemazione, diventando il capitano con Marc Sirvin della nave/galleria Great Design® (65 Rue Notre Dame de Nazareth), e dell’editore omonimo. L’idea è quella di creare oggetti disegnati da architetti e designer caratterizzati da linee pure e calibrate, semplicità geometrica e trasversalità rispetto alle tendenze. Oggetti semi-artigianali esteticamente semplificati ma non minimali. Forti di un segno unico e preciso, facilmente leggibili e fruibili.  Margherita presenterà a Milano la collezione Self Service in terracotta e alluminio dei giovani architetti R.M.G.B.. A Parigi è in mostra l’opera dell’artista Stéphanie Nava, che si cimenta nella riproduzione di un giardino classico su un tappeto, mentre a maggio inaugurerà la trilogia di esposizioni sul tema dello specchio curate degli architetti Weltgebraus.

A bordo di Great Design non potevano mancare i grandi maestri del design all’italiana: Andrea Branzi, Michele De Lucchi e Mario Trimarchi. Branzi sta già lavorando per Margherita sul progetto Ectoplasmi, una collezione di pezzi a base di fogli di carta: oggetti immateriali e ritratti di figure disperse nella nebbia. Forma, funzione e identità non sono altro che testimonianze di una realtà che ha perduto ogni responsabilità e di un design che si conforta con ectoplasmi catodici, semplici, minimali, primordiali e sostenuti dall’immagine di se stessi.

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