Data Visualization - Valerio Pellegrini - Minerva
Storytelling

Il lessico kantiano secondo l’information design: Valerio Pellegrini

«Quando due elementi apparentemente eterogenei sono mantenuti in equilibrio in modo creativo, accostati in modi nuovi e unici, spesso nascono sorprendenti scoperte». Sono le parole del celebre sociologo canadese Marshall McLuhan - tra i primi studiosi a comprendere e teorizzare gli effetti pervasivi della comunicazione sull'immaginario collettivo - a scolpire il manifesto di Wild Mazzini – data art gallery di Torino, la prima galleria italiana interamente dedicata all'information design. Inaugurata il 20 aprile scorso e nata da un'idea di Clemente Adami, Federica Biasio e Davide Fuschi, si è data l'obiettivo di fare luce su quei designer che analizzano complessi fenomeni sociali, culturali ed economici per tradurli in opere visive che ne semplificano la lettura e l'interpretazione. Una branca del communication design che si è sviluppata negli ultimi decenni e che viene ora esplorata da Wild Mazzini in tutte le sue sfaccettature, dal data journalism fino alla ricerca universitaria, passando per il marketing.

Ad aprire la galleria è una prima stagione di mostre – Prospettiva Italia – che ha presentato le opere di quattro designer e artisti italiani: Valentina D’Efilippo, con il suo progetto OddityViz dedicato a Space Oddity di David Bowie, Adriano Attus, Direttore Creativo del Sole 24 Ore, con il percorso visivo Numerage&Neometrie, Federica Fragapane, con le sue tavole grafiche pubblicate sull'inserto culturale La Lettura del Corriere della Sera e infine Valerio Pellegrini, che presenta il progetto Minerva, dedicato al lessico kantiano.

Quest'ultima opera, in scena presso la galleria dal 12 luglio al 4 agosto, stravolge la classica metodologia dello studio dei testi filosofici traducendo in grafici la ricorrenza di determinate terminologie nei versi di Kant. Una modalità di analisi accettata dalla storiografia filosofica - unica branca della filosofia che consente l'uso dei numeri e dei dati nello studio del testi - che non solo rintraccia e calcola la frequenza dei lemmi nei testi di Kant, ma che ne offre una rappresentazione visiva rendendo più semplice e intuitiva la lettura del suo pensiero. A ispirare il nome del progetto è la celebre metafora hegeliana della Nottola di Minerva citata nell’ultimo capoverso della Prefazione ai Lineamenti di filosofia del diritto.

Abbiamo chiesto a Valerio Pellegrini com'è nata questa mostra e come è possibile unire una disciplina umanistica come la filosofia ai dati e ai numeri dell'information design.

Come ti sei avvicinato all'information design?

Per quanto sapessi disegnare fin da piccolo, ho fatto degli studi classici. Poi mi sono iscritto al Politecnico di Milano, dove ho studiato communication design, approfondendo tutto quello che riguarda la comunicazione visiva in vari ambiti come la grafica, l'editoria e l'emotion design. Solo in seguito ho deciso di specializzarmi in information design e nella rappresentazione visiva dei numeri.

Da dove nasce il progetto in mostra?

Minerva parte dalla mia tesi di laura del 2011. Dati i miei studi classici, Kant mi ha sempre affascinato. Un giorno, un amico ricercatore mi ha parlato della storiografia filosofica e del lavoro dei ricercatori tedeschi dell'Università di Duisburg-Essen, che hanno creato una piattaforma online in cui è stata tradotta in numeri l'intera produzione filosofica di Kant. Ho deciso di informarmi meglio e da qui è partito il progetto.

In che modo la storiografia si unisce all'information design?

La storiografia si occupa di analizzare il pensiero di un filosofo in base a quante volte ha utilizzato determinate parole nei suoi testi. Se una parola è stata usata diverse volte è facile che racchiuda un concetto importante. Inizialmente ho cercato le 1000 parole più ricorrenti nei testi di Kant, poi le 100. Insieme ai ricercatori dell'Università di Duisburg-Essen abbiamo creato uno strumento capace di indicare dove comparivano le parole e in che parti di testo. Ne sono uscite centinaia di pagine excel, che ho tradotto in informazioni visive e nelle tavole che ora sono in esposizione. Quelle tavole racchiudono i collegamenti tra le opere e le parole di Kant.

Come traduci nel concreto i dati in grafici?

Per prima cosa, i dati vengono inseriti in un foglio excel, il cui contenuto viene trasformato automaticamente in grafici e diagrammi da programmi e software specifici, alcuni dei quali progettati ad hoc insieme al laboratorio di ricerca dell'università. Come step finale li limo e li coloro: è la parte finale del lavoro, che ha il compito di rendere le tavole esteticamente piacevoli. Gran parte del lavoro però, non sta soltanto nel saper usare questi programmi ma nel saper gestire e organizzare le informazioni complesse.

Come viene guardato l'information design oggi? Hai visto differenze da dieci anni a questa parte?

Negli Stati Uniti e in Europa, ma anche pian piano in Italia, l'information design diventa sempre più rispettato anche nel mondo stesso del design, che inizia a riconoscerlo come suo parente. Noto che gli information designer vengono ammirati per la loro capacità di trasformare dati e numeri in qualcosa di visivamente piacevole. Inoltre, all'estero gli italiani sono richiestissimi: credo che dipenda dal fatto che abbiamo uno spiccato senso estetico e artistico in qualsiasi cosa facciamo. Una poetica profonda, capace di ispirare addirittura la rappresentazione visiva dei dati.

Valerio Pellegrini
Data Visualization - Valerio Pellegrini - Minerva
Data Visualization - Valerio Pellegrini - Minerva
DEfilippo - Poster Trip
FRAGAPANE - Mappa del cielo
Numerage + Neometrie - Credits: Ph. Andrea Macchia
Selezione La Lettura - Credits: Ph. Andrea Macchia
OddityViz - Credits: Ph. Andrea Macchia
Numerage + Neometrie - Credits: Ph. Andrea Macchia
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